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venerdì 18 settembre 2009

Padellate come se piovesse

"Ma perchè poi fate piangere il bambino in questo modo...!!!!"
(così apostrofommi con evidente disprezzo una signora all'ikea)

Cara signora che ti incontro all'ikea di venerdì mattina che Jeeg ha preso ferie per venirci perchè di sabato c'è troppa gente e non si può girare, tu poni una domanda sensata: perchè facciamo piangere il bambino in questo modo all'ikea?
Davvero non ti vengono in mente risposte utili in quella tua testolina ripiena di tofu?
Secondo te perchè?
Perchè ci divertiamo?
Perchè non abbiamo altro da fare?
Perchè non avevamo altro posto dove farlo piangere e, siccome siamo degli snob, ogni giorno lo portiamo in un posto diverso e oggi è toccato all'ikea?
O forse perchè, anche se ci è nato un infantolino e ci facciamo un mazzo così da mane a sera per tirarlo su con tutti i crismi, la vita va avanti e bisogna pur uscire di casa e fare delle cose per il prosieguo appunto della vita stessa?
Di quante baby sitter pensi che disponiamo?
Chi credi che possa andare al nostro posto a ordinare mobili?
E comunque: ma perchè non ti fai una forchettata di c***i tuoi?!

Scusate eh, ma a me questi che passano e sentenziano non so se si è capito ma mi stanno proprio sulle balle!

mercoledì 16 settembre 2009

Corso di massaggio: 2a puntata

Stavolta, memore della puntata precedente, ero pronta: tappi nelle orecchie, tette già calde (ehm! già pronte, intendo), mani piene d'olio e una fiera determinazione a farcela.
Entriamo e... 3...2...1... UAHHHHHH!!!!
Ma porc!!!
Insomma, stesso identico copione della volta precedente: tetta, isteria diffusa, mugolii, biscia impazzita, contorsionismo, gamba di legno.
Mi perdo il massaggio sulle braccia e quello sul petto.
Riesco a sdraiarlo per il massaggio sulla pancia, che il Nanno sembra quasi apprezzare.
Alla fine, sembra quasi rilassato.
Incredibile.
Un Nanno rilassato è un'esperienza quasi mistica: silenzioso, morbido, "pieghevole", de-bavizzato.
Wow.
Chissà che alla 5a lezione io riesca a farlo addormentare?!? (Come no, poi mi sveglio tutta sudata).

venerdì 11 settembre 2009

Come si cambia

Non più giuliva, ma pur sempre campagnola.
E' così che mi sento, ammesso che a qualcuno possa vagamente importare.
Diciamo che dopo 3 anni al paesino l'entusiasmo scoppiettante per l'abbandono della metropoli tentacolare è un po' svanito, è subentrata una certa consuetudine.
Invece, l'entusiasmo (e lo shock, ammettiamolo) per il drastico cambiamento di vita imposto dal Nanno è ancora fresco e tutt'altro che assorbito.
E allora eccomi qui: Mamma li turchi!
Mamma sì, ma con un ospite straniero cui dare asilo, conforto, nutrimento.
Naturalmente non parla la nostra lingua.
E, manco a dirlo, non si capisce facilmente di cosa esattamente ha bisogno.
E così, tra un misunderstanding e un qui pro quo, la nostra eroina va avanti giorno dopo giorno.
Speriamo di imparare presto l'uno la lingua dell'altro, non vorrei continuare a brancolare nel buio ancora a lungo.

giovedì 10 settembre 2009

Mare: istruzioni per l'uso

Nato in campagna, deportato in montagna per 3 lunghe settimane, reimpatriato a forza nel ritmo lento del paesinoe, infine, sceso al mare in un settembre di sogno.
Il Nanno globe trotter fin'ora ha mostrato una capacità di adattamento stoica e una indifferenza quasi totale a tutti i climi e a tutti i paesaggi.
La maestosità delle Dolomiti, l'infinita distesa dei prati, il verde brillante degli abeti, gli hanno fatto un baffo.
L'abbiamo portato sui laghi di montagna: niente.
Fatto salire a 2ooo metri con i ghiacciai di fronte: ha sbadigliato.
L'abbiamo portato a funghi, a mangiare lo strudel e bere il latte appena munto: si è addormentato.
Poi ha visto il mare.
Ha visto il mare e il mare se l'è mangiato.
I primi 3 giorni è stato immobile, lo sguardo fisso sulle onde, il pollice stretto nei pugni come quando è nato, le gambe tese. Non una parola, un vagito, un gorgheggio, una goccia di bava è uscita dalle sue labbra.
Tutto il suo essere era teso a guardare, guardare e capire cosa diavolo fosse quella roba lì in movimento, tutta quell'acqua, dove andasse, che rumore facesse, che odore avesse.
La tramontana di settembre gli passava sulle braccina nude.
Le onde si infrangevano sui suoi piedini.
Il sole del mattino gli dorava le piumette sulla testa.
E lui stava lì zitto e immobile.
Poi, il 4° giorno, ha deciso che il mare gli piaceva.
Da quel momento il Nanno al mare è festa grande, un capodanno, un carnevale di gridolini, di bava impazzita, di braccia tese e gambe saltellanti.
Lo metto in acqua fino alle caviglie, ne vuole di più.
Lo immergo fino al pannolone, ne vuole di più.
Lo immergo fino alle spalle: è finalmente felice.
E poi, quando è stanco di acqua, onde, e sole in viso, lo sdraio sul lettino nudo e questa è l'apoteosi.
Potere sgambettare nudo, con il vento sulla pelle, poter fare pipì nel vento e ciucciare un grande asciugamano salato...ragazzi... questa sì che è vita!
E pensare che sia io che Jeeg veniamo da lunga tradizione montanara e non sopportiamo il mare per più di 5 giorni.
Mi sa che qualcuno cambierà idea (e non credo sarà quello basso).

lunedì 7 settembre 2009

Tra sogno e realtà

Sono passati quasi 5 mesi da quando è nato il Nanno e ancora non ho imparato la prima legge del genitore: oggi è oggi, domani è un altro giorno e sicuramente sarà diverso da quello che hai passato fino ad ora.

Ogni ora è diversa dall'altra, impossibile avere certezze, orari, schemi, poter dire con serenità “il mio bimbo fa così e cosà” perchè così e cosà sono adesso, in questo momento, fra un'ora saranno diversi.

In realtà, se si riesce a realizzare questo modo di vivere, si realizza una delle più grandi Verità della nostra esistenza: vivere nel qui e ora, essere in ogni momento, senza passato e senza futuro.

Inutile dire che è difficilissimo.

E' difficile in generale, figuriamoci per una come me, rigida e abitudinaria, che se non ho tutto sotto controllo esco pazza d'ansia.

E così.

Siamo qui a 2 passi dal mare, con un'arietta frizzantina che invita al sole e all'aperto, con vie stracolme di negozi, parchi nuovi di zecca che il Nanno non ha mai visto, infinite possibilità di divertimento e che succede? Siamo in casa.

Il Nanno stanotte non ha quasi dormito per il male ai dentini che stanno per uscire e stamattina era intrattabile come una vipera: dopo un giretto di un'ora sono dovuta rientrare di corsa, le urla del Nanno perforavano i timpani.

Ora dorme.

Chissà che succederà oggi pomeriggio?

E stanotte?

E domani?

domenica 6 settembre 2009

Con quella faccia un po' così...



In realtà non è vero che l'estate è finita, in un colpo di coda settembrino io e il Nanno ci siamo trasferiti da Nonno Flemma e Nonna Chioccia nella vanitosa Riviera di Levante.

Arrivati nel tardo pomeriggio ho preteso di andare al mare immediatamente, nonostante l'ora tarda e la stanchezza di tutti.

Cavolo.

Tre anni in campagna e già mi è cresciuta un'anima campagnola: guardavo rapita i colori, il mare, l'abbronzatura di chi al mare ha trascorso un'intera estate, i parei, le infradito, la varietà di una moda che, evidentemente, nel nostro paesino non arriverà mai.

Mi sono tuffata in un mare algoso e torbido come un'invasata, un mare francamente sporco che, solo 2 estati fa, avrei inevitabilmente snobbato.

Il Nanno aveva gli occhi spalancati dalla stupore: colori, suoni, odori sconosciuti investivano la sua testolina, aveva una bava di meraviglia lunga così.

Nei prossimi giorni cercherò di portarlo in spiaggia, vediamo se riesco a fargli fare un bagnetto e prendere confidenza con questo nuovo elemento.

Alle prossime puntate!

mercoledì 2 settembre 2009

Corso massaggio: 1a puntata

Premessa: la Regione dove viviamo (sempre sia lodata) offre gratuitamente un corso di 5 lezioni di massaggio infantile per bimbi fino a 8 mesi. Il corso si tiene al consultorio locale, condotto da un'ostetrica. Si porta solo l'olio di mandorle e il bimbo, tutto il resto (materasso, traversine, materiale didattico) lo mettono loro.





La vita con il Topolo è come le montagne russe: si sale lentamente, piano, piano, sempre più in alto, sempre più su... si trattiene il fiato... poi si arriva in cima... si chiudono gli occhi e poi.... giù! In una discesa senza fine, tutto il corpo in panico e la preghiera che tutto finisca e torni la calma.

Ecco.

La prima lezione del corso di massaggio infantile io la descriverei così.





Siamo 5 mamme, le stesse del corso pre parto: grandi saluti, abbracci, racconti di parto e vita con bimbi, commozione, carezze e sorrisi ai bimbi, insomma un bel clima di allegria e mammitudine. I bimbi sono bellissimi, alcuni abbronzati, altri cicciotti, tutti con la manina in bocca e sorrisi sdentati.

Entriamo nella sala massaggio. Fa un caldo torrido. Io comincio a sudare, ben sapendo che il Topolo mal sopporta il caldo e infatti... 3... 2... 1... UUAAHHHH!!!! (mammaaaaa, ma dove mi hai portato? Fa un caldo pazzesco!)

Tutti gli altri bimbi si lasciano svestire e sdraiare sul materassino, io sono in piedi con il Topolo urlante in braccio, sempre più accaldato lui, sempre più sudata e nervosa io.

Le urla aumentano di livello, l'ostetrica spiega, ma nessuno sente.

Sfodero il Jolly e lo attacco alla tetta.

Silenzio.

Respiro di sollievo.

Però lo guardo ed è congestionato dal caldo. Ma come fanno gli altri? Tutti i bimbi sono serenamente sdraiati, sorridono alle mamme, ciucciano la manina, si guardano in giro beati.



Io ho un'idorvora attaccata alla tetta, che mentre ciuccia mugola e si lamenta (mammaaaaa... fa caldooooo... ma cosa facciamo quiiiii....).

Chiedo timidamente di aprire almeno la porta.

L'ostetrica apre sia porta che finestra: meno male, si comincia a respirare. Cerco di rilassarmi.

Stacco il Topolo dalla tetta e lo sdraio, pregando in cuor mio che non ricominci a gridare.

Mi cospargo le mani di olio e tutti insieme iniziamo a massaggiare le gambine.

Ora, io mi chiedo: ma perchè per una volta, su una cosa non possiamo essere uguali agli altri?

Tutti i bimbi sono tranquilli: sdraiati in silenzio, si ciucciano la mano guardando la mamma, le gambine morbide e rilassate.

Tutte le mamme sono pacifiche: accarezzano le gambine dei loro bimbi, massaggiandole delicatamente, sorridendo e sussurrando a bassa voce.

Poi ci siamo noi.

Il Topolo si contorce come un invasato, fa il numero della biscia impazzita, tende le gambe e solleva il bacino, sbatte le braccia tese sul materasso, tenta di aprirsi il pannolone con le unghie, si ciuccia la mano in modo osceno, con risucchi e iper produzione di bava, mugola e strilletta facendo ogni volta temere il peggio.

Io sono calma come se fossi seduta sull'orlo di un vulcano: l'unica cosa che penso è speriamo che non inizi a urlare, per favore fa che stia sdraiato e zitto, ancora un po' e finiamo, coraggio, ce l'abbiamo quasi fatta.

Alla fine, dopo un'oretta, sono stremata e sudata fradicia.

Rivesto il bimbo in fretta, cercando di uscire al più presto quando, nel silenzio generale, il Topolo tira un rutto che fa tremare le pareti.

Lo guardo costernata. Ridono tutte, in un coro di “salute!”, “buono il latte, eh?”, “ti piace la tetta?”.

Io arrossisco. Prendo tutte le nostre cose e cerco di filarmela.

Il Topolo mi sorride e con aria birichina... PPRROTTT!!! una sonora puzzetta rompe il silenzio

La prossima volta mi porto una vanga.