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martedì 10 gennaio 2012

La famiglia cresce

E questa volta sono due in un botto solo! Bam!
Una è sicuramente una femmina, l'altra potrebbe anche essere un maschio, chissà, si scoprirà quando cresce.
Per ora sono chiuse nella loro casetta, si stanno acclimatando: mangiano, bevono, fanno la nanna sul trespolo. L'inge le va a trovare più volte al giorno, bussa alla porticina chiocciando "Pita, pita pita" (pare sia un richiamo standardizzato) e ha negli occhi un'aria sognante e innamorata. 
I bookmakers della valle ci danno 10 a 1, dove 10 sono la volpe /la faina/ il cane da caccia dei vicini e 1 sono le speranze di sopravvivenza di Guendalina e Adelina oltre le prime 24 ore  all'aperto.
Speriamo bene, mi dispiacerebbe un sacco per le pollastre ma ancor di più per il cuore spezzato dell'inge!

venerdì 9 dicembre 2011

Fuochino

Ebbene, detto...fatto:  voleva un pollaio e avremo un pollaio.
I lavori di costruzione sono a buon punto, come vedete dalla foto, mancano ancora pochi dettagli (porticine, abbeveratoio, rastrelliera, box per le uova) et voilà! il gioco è fatto.
Per iniziare prenderemo 3 pollastrelle, tanto per vedere come ce la caviamo e, soprattutto, se la cavano loro. Qui il pericolo principale è costituito dai predatori che, di notte, fanno razzia delle povere bestioline.
L'obiettivo dell'inge è semplice: le lasciamo libere tutto il giorno di razzolare fuori e la sera le metto nella loro casetta.
I dubbi di parenti e amici sono parecchi:
- "Come fai a metterle nella casetta?"
- "Boh, apro la porta e loro entrano..."
- "SEi sicuro? Non è che passerai le serate a rincorrere polli per cercare di rinchiuderli?"
- "Ehm... beh... può anche darsi..."
- "E quando smettono di fare uova che fai, gli tiri il collo?"
- "Ma sei matto?! Macchè, con me moriranno di vecchiaia!"
- "E se la faina te le ammazza? Non ti dispiacerà?"
- "Certo, mi dispiacerà un sacco... speriamo che non succeda nulla..."
- "E se vai in ferie, chi te li guarda i polli?"
- " Le passerò a degli amici che hanno un pollaio, me le guarderanno loro".
Insomma, tutto programmato.
Dimenticavo di dire che le 3 pollastrelle che daranno il via al tutto saranno il frutto dello shiatsu: un'ora di trattamento, in cambio 3 polli.
Alla faccia di Monti, qui si va di baratto.-

lunedì 17 ottobre 2011

Prove d'inverno

Ok. Siamo pronti.
Legnaia piena, pellet ammassato nella vecchia stalla, caldaia revisionata, caloriferi lucidati, antigelo nella macchina, gomme da neve impilate pronte all'uso, cambio degli armadi fatto.
Cappellini, sciarpette, stivali da neve e da pioggia per i bambini, giacche a vento... tutto pronto.
E ora arriva, freddo, che ci fai un baffo!

venerdì 16 settembre 2011

Programma di studio

Ieri pomeriggio prima riunione alla scuola materna del Topolo.
Ci sono tutti: il sindaco, un'assessora, il don rappresentante per i salesiani e, addirittura, una discendente del padre fondatore dell'istituto stesso. 
Ullallà.
Stuoli di mamme e un nutrito gruppo di papà, oltre a svariati secondogeniti in carrozzina tranquilli e paciocconi.
Mi guardo in giro, conosco solo le mamme di due bimbi, ma il clima è gioviale e intorno vedo solo sorrisi
Ci sediamo sulle microsedie dei bimbi e la riunione ha inizio.
Partiamo con il bilancio, illustrato in dettaglio. Dopo una mezz'ora buona apprendo che le uscite superano di gran lunga le entrate e che sarà necessario organizzare una qualche iniziativa per sopperire al disavanzo.
Ok, questa era la cattiva notizia e la buona?
La buona è che l'orario (7:30 - 17:30) è confermato e, se qualcuno ha esigenze diverse se ne può parlare e le maestre, con una piccola cifra in più, sono disposte ad allungare ulteriormente l'orario di uscita.
Addirittura.
A me sembravano già tante 10 ore al giorno, ma qualche mamma polemica si lamenta sostenendo che nelle scuole statali l'orario è più lungo.
La guardo. Vorrei chiederle quali scuole conosce, visto che quelle normali se possibile fanno un orario molto più ristretto.
Ma tant'è. Sono appena arrivata, non conosco nessuno, vengo dalla città... me ne sto zitta nel mio cantuccio.
Poi un'altra buona notizia: la cuoca è confermata. Standing ovation degli astanti! A quanto pare la ragazza cucina che è una meraviglia, buon per il Topolo, che è un'ottima forchetta.
E poi il programma di studio (programma di studio? Alla materna???)
Per questo anno è previsto un percorso artistico abbastanza articolato: un libro di testo basato sulle stagioni verrà spiegato con l'ausilio dei quadri di Van Gogh, Renoir e Leonardo, più alcune visite alle biblioteche locali, più il supporto di un liutaio della zona che provvederà alla formazione musicale.
Sono basita.
In più, ci saranno delle rappresentazioni teatrali per aiutare i bimbi a rappresentare dal vivo le stagioni e i quadri studiati.
Addirittura.
Naturalmente prevarrà l'aspetto ludico e semplice della faccenda.
Naturalmente.
Guardo con attenzione le maestre che ho di fronte e vedo due ragazze della mia età (giovanissime, quindi) con le guance imporporate per le emozione e la voglia di cominciare, oltre che di trasmettere ai bambini quello che sanno e hanno in mente per loro.
Che meraviglia!
Se penso al mio asilo, dove il massimo dell'evento era la coroncina di carta ritagliata per carnevale!
Sono veramente contenta, scommetto che al Topolo piacerà tutto questo, prima o poi.
Oggi, dopo le 3 ore mattutine, sono andata a riprenderlo.
Ancora sognante, dopo quello che ho sentito ieri sera, incautamente ho domandato:
- "Allora topolino, ti piace la scuola?"
- "No."
Appunto.

mercoledì 24 agosto 2011

Sopravvissuti al bue grasso

E' un peccato, un vero peccato andarsene così, a fine agosto al culmine della stagione festaiola del paese.
"Il bello viene adesso" titolava a caratteri cubitali il quotidiano locale, stamattina., "Turisti in fibrillazione!".
E noi partiamo, che disdetta, barattiamo due settimane al mare con il Top della settimana eventizia della zona.
Ci perdiamo, nell'ordine:
- la sagra dello stracotto e del bollito misto;
- la festa della lasagna al forno;
- la tradizionale distribuzione in piazza del gelato artigianale con annesso spettacolo pirotecnico;
- la celeberrima e imperdibile sagra delle trofie al pesto
- il polentone
- last but not least, mancheremo anche la perbureira (pasta e fagioli con carico d'aglio).
Mannaggia.
Meno male che abbiamo presenziato entusiasti a quella del raviolo, del cinghiale con polenta, del salamino d'asino e del bue grasso.
Non potevamo esimerci, rischiavamo di essere tacciati come asociali.
Io veramente, mi tocco se ci sono (quelli delle pro-loco). Per coerenza, la settimana di Natale dovrebbero fare la festa dell'anguria, quella del pomodoro e mozzarella e la sagra del ghiacciolo.
Per dire.
Mi ammazzo con lo stracotto a 37° e, se sopravvivo, mi ri-ammazzo con il ghiacciolo a -12°.
Ma cosa volete, ormai di coerente in questo paese non c'è più manco la sagra.


sabato 5 marzo 2011

C'era una volta, tanto tanto tempo fa...

Sono un ragazzo fortunato
perchè m'hanno regalato un sogno
sono fortunato
perchè non c'è niente che ho bisogno


L. Cherubini - Ragazzo Fortunato

Sabato pomeriggio, il nano ronfa beato, il maritozzo ed io al PC per qualche minuto ancora, poi tutto un week enda da inventarci. Non avevamo previsto dei giorni ancora liberi siamo senza idee e, di questa stagione, non c'è molto da fare qui attorno.
Scartata l'idea dei lavori in giardino (neve acquosa, fango, terreno molliccio), quella del parco (troppo umido), in atesa della sfilata dei carri e della pentolaccia (sono domani), nessun nonno- amico- parente in visita, non ci resta che il "giro della tristezza": due passi in paese, spesa, sosta al Brico per attrezzi da giardino.
Una volta sarei impazzita, mi sarebbe mancata l'emozione, il viaggetto, la gita fuori porta, lo shopping, l'aperitivo, il cinemino... adesso sono beatamente soddisfatta di queste poche cose e di un paesino di 1000 anime.
Però è una soddisfazione che mi viene dall'avere "mangiato tanto", tanto mondo, tanti viaggi, tanta gente, tanta avventura, tanto di tutto.
C'è stato un periodo della mia vita, quando ero studentessa universitaria, in cui facevo l'accompagnatrice di viaggi. Due - tre settimane al mese (tra un esame e l'altro) preparavo il mio valigione giallo e blu e partivo alla volta dei posti più belli: Caraibi, Australia, Jamaica, Hawaii, New York, San Diego, Hong Kong... avevo 20 anni e il mondo era mio.
Se ci penso, è stato un periodo surreale: quando ero a casa vivevo a Torino in un grande appratamento con altri studenti, serate nei centri sociali, pochi soldi, molto studio, esami, professori, nottate a sentir musica, cinema, pizze, caffè. Vita da studenti, splendida, povera, piena di vita.
Quando partivo per lavoro entravo in un mondo parallelo.
Tailleur, tacchi, trucco, profumo, abiti firmati ed eleganti, mi trasformavo in una tour leader professionale, pronta ad accompagnare in viaggio di lavoro dei mega gruppi di persone (60 - 80 persone alla volta). Eravamo un gruppo di colleghe, più o meno giovani, con le quali ci giostravamo un paio di agenzie che organizzavano viaggi ai congressisti. Inutile dire che questi fantomatici congressi erano sempre nei posti più esotici: Cancun, Honolulu, Sydney, Quebec City, Buenos Ayres... e così mi ritrovavo a dormire nelle suite di mega hotel 5 stelle extra lusso, cenare nei migliori ristoranti al mondo e visitare i posti più incredibili. Le camere d'hotel affacciate sul mare dei Caraibi, le cene a Mahattan accanto ad attori famosi, le serate all'Havana sul Malecòn, le crociere nella baia di Sydney. Quanti posti ho visto!!!
Tutto gratis, naturalmente, anzi, avevo uno stipendio da favola. Con le colleghe ci davamo appuntamento dall'Italia nei posti più strani: a Disneyworld, a Cape Canaveral, in Bourbon Street a New Orleans, al ristorante girevole di Ottawa, alla "Casa della Musica" di Buenos Aires...
Poi si tornava a casa e per me c'erano solo i locali dei Murazzi o le aule di Palazzo Nuovo.
Che hai fatto? mi chiedevano i coinquilini. Ma niente, dicevo io, il solito viaggio palloso, pieno di problemi...che si fa stasera?
E adesso c'è il giro della tristezza ma, come dicevo, a pancia piena va bene tutto, mangiare ho mangiato e sono sazia per sempre.

mercoledì 2 marzo 2011

Sssst!!!

Non correre.
Non saltare.
Non fare rumore.
Non urlare, non pestare i piedi, non giocare a palla, non battere per terra, non cantare a voce alta, non trascinare la sedia, abbassa la tele, abbassa il mangianastri (sic), abbassa la voce, ...
Insomma: stai ferma, zitta, immobile e, se riesci, non respirare.
Lo dicevano anche a voi?
A me continuamente, perchè vivevo al secondo piano di un condominio e non bisognava disturbare gli altri.
Sono cresciuta invisibile e silenziosa, spesso immobile, sicuramente repressa.
Forse è per questo che ho tanto desiderato venire a vivere qui, desideravo che i bambini potessero correre e giocare fuori, stare all'aperto e fare tutto il rumore che volevano.
E, in effetti, è proprio così.
Il Topolo è un personcino energico: sbatte, spinge, trascina, pesta, sposta, salta e corre. E non da fastidio a nessuno.
E poi sta fuori.
Nevica? Lui spala la neve.
Piove? Salta nelle pozzanghere.
C'è il sole e fa caldo? prende la cannetta e annaffia il terrazzo, i fiori e gli alberi.
Si fa portare in giro in carriola come fosse un risciò e poi spinge lui i pupazzi su un carretto.
E poi zappetta, raschia la terra, lava le pietre, raccoglie le bacche, trascina rami, strappa le erbacce, rincorre i gatti e il cane del vicino senza limiti di movimento, rumore, sporcizia.
Io lo invidio parecchio, lo ammetto.
Non so se è normale, ma quando è zuppo d'acqua, lercio di fango, sudato e con le guance rosse, stravolto dopo un pomeriggio all'aperto mi sento meglio anche io, come se la bimba di 30 e passa anni fa si fosse un pochino riscattata.
Insomma.
Sarà stato anche un mazzo tremendo lasciare la città e trasferirsi qui, ma i risultati alla fine si vedono.
Alè campagnoli!

venerdì 3 dicembre 2010

La campagna d'inverno

Leggo il post di Cautelosa e mi vien da sorridere.
Ha smesso di nevicare ed è uscito il sole e visto che la temperatura è stabile da 4 giorni tra 0 e +1 la neve si è mantenuta croccante e fresca, ancora intatta dove non è passato nessuno (salvo sporadiche impronte di caprioli che mi commuovono davvero).
Gli alveari sono ricoperti di neve, così come il tetto del fienile.
Il paesaggio è montano, anche se siamo solo a 300 mt di altitudine e il silenzio, se possibile, è ancor più intenso. 
E' in queste giornate che amo questo posto, quando il freddo, la neve, la stagione impongono una pausa forzata ai lavori fuori, niente trapianti, potature, legna da tagliare o trasportare. Nulla.
Solo riposo e divertimento con il Topolo.
E poi la neve è pulita, ricopre l'odiato fango e fa sembrare tutto più bello.
Ora l'unica cosa da fare è fare capire al nano che solo la neve pulita si può prendere in mano e leccare, quella lungo le strade no ;))

mercoledì 1 dicembre 2010

Gravidanza new age

E' fondamentale, in gravidanza, coccolarsi e prendersi cura del proprio corpo in modo da prepararsi gradualmente e dolcemente al parto.
I classici consigliano di massaggiare con olio di lino la pancia, il seno e il perineo, almeno una volta al giorno, possibilmente dopo la doccia.
I manuali di yoga suggeriscono varie posizioni per la postura e il rilassamento.
In generale, bisognerebbe dedicare almeno mezz'ora al giorno ad esercizi di visualizzazione e respirazione, soprattutto nel terzo trimestre, in vista del parto.

Oppure si può prendere una grossa pala e spalare la neve attorno a casa, sullo sterrato d'accesso e intorno, sopra e sotto la macchina.

Dipende.

lunedì 29 novembre 2010

Snow - bored, ovvero sopravvivere alla neve e alla noia

Lo scorso week end non è stato un week end, è stato un seminario intensivo di creatività alternativa, ovvero come sopravvivere da sola a 2 giorni di tormenta di vento e neve, chiusa in casa con un nano di 19 mesi raffreddato e di pessimo umore.
Credo di avere impiegato fino all'ultimo neurone (anche quelli ancora impacchettati, nuovi di pacca) per inventarmi giochi, filastrocche, frizzi, lazzi, amenità di ogni tipo sempre nuovi e sempre diversi che potessero intrattenere il Topolo. 
Ho iniziato con i grandi classici: costruzioni, tira-il-carretto, mi nascondo poi ti acchiappo, rotoloni sul lettone, lettura libretti e ripetizione a oltranza della vecchia fattoria ia ia ohhh.
Ho proseguito con i sempreverdi: i versi degli animali, Frà Martino suonata sulla pianola, l'ostensione di tutti i peluche, il Didò e la chitarra di papà.
Mi sono strinata il cervello cercando di insegnargli a contare fino a 5 con le dita, a salire e scendere le scale da solo, ad aprire e chiudere cassetti senza lasciarci le dita, a prendere e portare cose da una parte all'altra.
Gli ho fatto vedere i cartoni, un pezzo dell'"Era Glaciale" e 5 minuti di "Il Mio Vicino Totoro".
Poi la neve ha oscurato la parabola e addio Baby Tv e Sky.
Poi gli ho dato la merenda.
Poi l'ho fatto guardare fuori dalla finestra.
Poi gli ho fatto il bagnetto, poi nanna.
E finalmente era domenica mattina, ore 6, lui con la tosse e io con le palpebre incollate.
Ore 7, aerosol.
Ore 8, cambio delle lenzuola con rotoloni nel lettone.
Ore 9, scazzo.
Ore 10, puzzle, costruzioni, pianola, peluche, Didò, nascondino, esaurimento psicoemotivo (mio) e tosse asinina (sua).
11: aerosol.
12: pappa.
13: nanna (45minuti).
Per farla breve, alle 15 ho avuto il lampo di genio: non può andare sulla neve?
Allora gliela porto io:


Speravo che il lampo di genio mi avrebbe portato almeno mezz'ora di respiro: è durato 10 minuti.
Poi è inciampato nei suoi piedi, è caduto nel catino innevato e addio buon umore.
Non so come sono sopravvissuta fino al rientro del maritozzo, a pomeriggio inoltrato e siamo solo a fine novembre.
Che non mi vengano a dire che le mamme sono incerite dalla maternità, annoiate dalla casalinghitudine e scoperchiate dalla noia: noi qui si è un vulcano di idee, altrochè.

martedì 23 novembre 2010

Fango: istruzioni per l'uso

La stagione del fango è iniziata e, come si suol dire, sta toccando vette inebrianti.
Se l'anno scorso ho passato la stagione autunno/inverno a pulire pavimenti, tappeti, macchina e scarpe quest' anno, udite udite!, aggiungo all'inventario anche stivali e vestiti.
Non miei, of course, io sono allergica alla marronea poltiglia, ma del Topolo che, come tutti i nani sotto il metro, adora sciaguettare nel fango e nelle pozzanghere.
Forza Topolo! Goditelo finchè puoi...

giovedì 11 novembre 2010

Gli Inesistenti

Seconda stella a destra
questo è il cammino
e poi dritto, fino al mattino
poi la strada la trovi da te
porta all'isola che non c'è.
Da L'isola che non c'è di E. Bennato

Una volta c'era il postino: arrivava in scooter, suonava alla porta, se aprivi ti dava il pacco, se non aprivi ti lasciava un cortese messaggio: 
"Caro Signore, 
sono venuto a trovarti per consegnare un pacco. Siccome passo sempre di mattina e, bizzarro, tu non sei mai a casa, ti consiglio di passare a trovarci alla posta. Riportaci questo foglietto giallo e noi ti daremo ciò che ti spetta.
Tante care cose, 
il tuo Postino".
Semplice, chiaro, inequivocabile.
Si poteva imprecare 2 minuti per il fatto che la Posta tenti sempre di trovarti al mattino (forse pensano siamo tutti disoccupati) ma poi bon, morta lì.
Si andava alla posta di quartiere e si ritirava il pacco.
Ora no.
Ora siamo tutti più fighi.
Ora non c'è più il postino, macchè, ora c'è il Corriere Espresso.
Non c'è sito che non ne esalti le qualità: veloci! sicuri! affidabili! consegnamo in tutto il mondo! rintraccia la tua spedizione! 
Io li odio i corrieri. Li odio tutti, a prescindere.
E li detesto con cura particolare da quando abito in questo posto campagnolo, privo di via, numero civico, citofono e vicino di pianerottolo.
Inizialmente pensavo fosse colpa mia: forse non ho compilato bene il modulo on line, forse ho sbagliato il cap, forse dovevo mettere le coordinate gps, forse dovevo allegare una foto del satellite.
Che ingenua.
E' irrilevante cosa scrivo nel modulo, tanto non lo leggono, o non lo capiscono, o non lo sanno interpretare.
Sono arrivata a inserire la strada provinciale e il chilometro, oltre al cap, il paese, la provincia, 2 numeri di cellulare e uno di fisso.
Inutile.
Uno mi ha chiamato dalla regione vicina: aveva letto Castelconto anzichè Castelcinto.
Un altro ha chiamato da 300 km chiedendo dove doveva girare, perchè secondo lui era dietro l'angolo.
Un altro ha chiamato la ditta di partenza, dicendo che non avevamo indicato nessun numero di telefono: quando questi gli hanno detto di leggere la bolla, chè il numero era lì sopra, ha farfugliato confusamente che l'aveva persa.
Un altro ha chiamato dicendo che era a due uscite di autostrada, peccato l'avesse imboccata al contrario e abbia impiegato 4 ore a raggiungerci.
Un altro ancora ci ha telefonato direttamente (miracolo!) purtroppo parlava solo rumeno. Meno male che il collega era sudamericano: ci siamo intesi in spagnolo.
Ma la medaglia d'oro, signore e signori, la vince senza dubbio SDA.
Loro non chiamano, non scrivono, non telefonano.
Sarebbe facile.
Loro fanno finta di niente.
Il corriere gira un pochettino, non ti trova e se ne torna alla base.
Dopodichè scrive sul suo sito che il tuo indirizzo non esiste e che faresti meglio a chiamarli.
Fammi capire:
Sono il cliente. Ho pagato un sovrapprezzo esagerato per avere una consegna espressa. Ti ho scritto anche quanti metri devi fare per arrivare a casa mia e tu dici che non esisto. Non mi telefoni, non mi scrivi, non comunichi a nessuno che non mi hai trovato.
Dici solo "indirizzo inesistente - svincola on line (???) - chiama call center".
E questo sarebbe un corriere espresso?
L'ulitma volta ho impiegato 13 giorni per venire in posssesso del libro. Roba che se scrivevo all'autore e lo pregavo di mandarmene lui stesso una copia autografata avrei impiegato meno.
E domani si ricomincia: decine di telefonate, impiegate spocchiose che mi accusano di vivere in un posto che non esiste (sic), tempo perso e bocconate di bile.

Che il cielo mi aiuti, perchè stavolta, vi giuro, io vado lì e li strangolo con le mie sante manine.

domenica 17 ottobre 2010

Smielata 2010

Ecco qui, 40 e passa kili di ottimo miele, ancora da invasettare ma ormai (come direbbero Diego o Kai Lan) è fatta è fatta è fatta!
Smielare in teoria è un lavoraccio, in pratica è una goduria che si fa senza fatica, inebriati dal profumo del miele e smaniosi di mangiarsene a cucchiaiate.
Ordunque, ecco di seguito il reportage della smielatura, fatto con la macchina tenuta tra i denti causa dita appiccicose di miele e cera:
1) ecco come si presentano i telaini ancora nel melario, considerate che, carichi di miele, arrivano a pesare anche 1 kg e 1/2!













2) le api sigillano il miele con la cera, per riuscire a raccoglierlo bisogna togliere la cera con un coltello per aprire gli opercoli ed accedere al prezioso miele:









3) i telaini si appendono nello smielatore, che non è altro che una super-centrifuga a manovella che bisogna girare e girare fino a che tutto il miele è uscito dai telaini e finito nel bidone:










4) Ed ecco il miele che esce dalla centrifuga! Si mette in un grosso bidone provvisto di 2 filtri che eliminano le impurità (cera, insetti, apine cadute sul campo, foglie, ecc...) e lì si lascia per almeno 10 giorni a decantare:













Dopo 10 giorni si apre il bidone, con un cucchiaio si toglie la schiuma che si è formata in superficie e si invasetta.
Buon appetito!!!!

P.S. Chi volesse assaggiare questa bontà, garantita senza glucosio o zucchero aggiunto (come spesso accade per i mieli industriali), con apine che si sono nutrite di fiori senza pesticidi o robe chimiche, insomma un miele tutto naturale, non sia timido e si faccia avanti: passando da queste parti ne riceverà un barattolo in omaggio, con annesso mega spiegone- pomposo del maritozzo che non facciamo mancare a nessuno.
Affrettatevi perchè se davvero mettiamo in pratica il progetto dell'azienda apistica dagli anni prossimi lo faremo pagare!!!
(tranquille, le mamme blogger bisognose di energie ne avranno sempre gratis ;))

martedì 12 ottobre 2010

Smiele

Domani smieliamo*.
Abbiamo una 40ina di telaini carichi di miele e, tramite centrifuga, dovremmo riuscire ad estrarlo tutto e invasettarlo.
Ringraziamo gli amici vicini di paesino che ci mettono a disposizione il loro nuovissimo e bellissimo locale delle api.
Noi non abbiamo nemmeno la centrifuga per il miele, figuriamoci se siamo in possesso del disopercolatore, del filtro, del bidone per la decantazione e tutto il resto che servirebbe.
Speriamo l'anno prossimo di essere un po' più a tiro.
Seguiranno foto delle operazioni.
A presto!

*smielatura: fatica finale dell'apicoltore. I telaini del melario, carichi di miele, vengono inseriti in verticale in un cilindro- centrifuga. La velocità di centrifuga estrae il miele che va a colare lungo le pareti del cilindro e cola in un grosso bidone.

sabato 2 ottobre 2010

Il silenzio dei cinghiali

Càpita.
Càpita che un sabato a pranzo uno sia seduto a tavola con la famiglia, nonni compresi, riuniti in un pranzo sereno e gioviale, condito da un Topolo in forma strepitosa e tutto sia felicità e letizia.
Càpita a un tratto di sentire un paio di spari.
E poi càpita anche di sentire uno scampanellio, seguito da un abbaiare e un uggiolare insistente.
Il tutto davanti casa.
Càpita poi di sentire delle voci, una macchina salire e fermarsi nello spiazzo davanti alla porta e veder scendere due omoni vestiti di verde scuro, armati di fucile, walkie talkie e bastone.
Càpita poi apire la finestra della sala e sentirsi chiedere scusate, vi dispiace se saliamo con la macchina nella vigna? C'è un cinghiale morto.
Ma prego, accomodatevi, ho sempre sognato di vedere un'ammazzatina in diretta.
E così, tra una risata e una fetta d'arrosto, un "passami il sale" e un "buono 'sto risotto", sotto le finestre dei Campagnoli sfilò un povero cinghiale di 15 kili, impallinato a dovere e pronto per essere scuoiato.
Vedete, sono ancora cittadina.
"Il povero cinghiale".
Se fossi di queste parti avrei visto nei due omoni due giustizieri benedetti, munifici eroi, salvatori del raccolto e della vigna.
Mi sa che devo stracciare la tessera del WWF.

domenica 4 luglio 2010

Lapecheronza

Quando si dice il tempismo.
Non ho fatto in tempo a radermi a zero lasciando ciuffetti di capelli qua e là che ben tre api (3, porca zozza) mi hanno punto in faccia: una sull'orecchio, due sulla guancia, tutto dallo stesso lato.
Tutti quelli che incontro mi dicono cavolo, ma che ascesso che hai... e l'orecchio? Come mai è il doppio dell'altro?
Naturalmente, avessi dei capelli potrei coprirmi e sembrare quasi umana.
Ma tant'è.
Domani al lavoro mi vedranno spelacchiata e deforme, proprio quello che ci vuole per l'autostima.
In effetti il punto è un altro: come mai due campagnoli provetti quali siamo io e il maritozzo siamo finiti sforacchiati da 3 bottinatrici qualsiasi?
Vi rivelo un segreto: un conto è leggere riviste sulle api, un altro è aprire un apiario, ficcarci le mani dentro, estrarre il telaino gonfio di opercoli, larve, api, miele e quant altro e cercare di re-inserirlo al suo posto senza fare innervosire gli operosi insettini.
A volte la spocchia di noialtri ex cittadini è davvero fastidiosa.
Addà passà 'a nuttata (soprattutto perchè dovrò dormire monolato).

martedì 2 marzo 2010

Ma ci sono o ci faccio

1992: un' imberbe mammozza ha appena concluso l'esame di scuola guida.
L'istruttore che l'ha esaminata decide di promuoverla a patto che la suddetta si impegni, negli anni a seguire, a ripassare bene la retromarcia, manovra che al momento lascia alquanto a desiderare.
Promesso.

Ci sono giornate che uno farebbe meglio a girarsi dall'altra parte e aspettare tempi migliori.
Tipo ieri.
Il Topolo ed io ci siamo alzati di pessimo umore.
Lui per un paio di dentini che non gli danno tregua, io per gli stessi denti che, se non fanno dormire lui, figuriamoci noi.
E comunque era lunedì e il "Pero Pelato" ci aspettava come di consueto.
Lascio il nano al nido e imbocco la via del ritorno, contando di fare spesa e un paio di commissioni al paesino.
A metà strada incrocio Linda, la mia compagna di cubo, in macchina pure lei, e per riuscire a parlarci dal finestrino, ingraniamo la retromarcia entrambe per accostarci meglio.
Ora:
Sono le 9 del mattino.
Nessuno ha dormito.
Non sono la regina della retromarcia.
Le strade di campagna hanno dei fossi a lato di circa 50 centimetri per far defluire la neve e l'acqua.
Immaginate cosa può essere successo?
Finisco nel fosso con la Fango Car.
O-H-M-Y-G-O-D.
Scendo e inizio a strillare come un'ossessa, santiando come uno scaricatore di porto, maledicendo me stessa, la macchina, il fosso, la retro e, già che ci sono, il giorno in cui sono nata e quello in cui ho preso la patente.
La situazione è surreale.
Due mamme e un bambino sole in mezzo alla nebbia con una macchina in un fosso.
Ma evidentemente, oltre a Sant'Antonio, ho anche altri santi in paradiso perchè la prima e unica macchina che si ferma contiene un meccanico rumeno gentilissimo che si ferma e inizia ad armeggiare con i suoi attrezzi per tirarmi fuori.
Inutile. Ci vorrebbe una corda.
La seconda macchina che si ferma è in realtà un camion guidato da un signore cortesissimo che ha corda, gancio per il traino e voglia di aiutarmi.
Tempo 15 minuti e sono salva.
Che dire.
Prometto: prometto che non farò più retromarcia in una strada campagnola, che comprerò una corda al più presto, che guiderò con più attenzione, che mi eserciterò ogni giorno a fare retromarcia nei piazzali.
Ma soprattutto: se mi incrociate per strada scordatevi che mi fermi a parlarvi.

P.S. un grazie di cuore ai due sconosciuti che mi hanno tirato fuori da questo pasticcio, evitando di infierire e, anzi, dicendomi che tutti finiscono in un fosso, prima o poi.

venerdì 26 febbraio 2010

Rasking the fond of the baril.

Basta poco, che ce vò.
Questo ho pensato l'altra mattina quando, assieme all'amica Linda, sono entrata al Bar Sport di Ribalta Morbida, ridente paesello confinante al nostro, dove è situato il micronido "Pero Pelato".
Lasciati i pargoli per le consuete 2 ore di inserimento, ci siamo avventurate verso la downtown del paesino, sperando di trovare un po' di vita.
Vita ce n'era, corbezzoli se ce n'era, tutta concentrata al bar di cui sopra, età media 92 anni, tutti uomini.
"Speriamo di vedere la Luisona", mi dice la Linda, "almeno sapremo che tempo farà nelle prossime ore".
E poi siamo entrate.
Ora.
Voi dovete immaginare due mamme, stropicciate e insonnolite, con gli occhi spiritati dalle notti insonni e il passo pencolante di chi porta in braccio 10 kili di bambino tutto il giorno; due mamme ancora giovani ma, ammettiamolo, che hanno visto tempi migliori ( e vestiti migliori, e make up, e parrucchieri) negli anni passati e che, angosciate dal nido, dal rientro al lavoro, dalle malattie e dalla nebbia, non hanno certo l'aria civettuola e sgarzolina che potrebbero avere se solo tornassero indietro di qualche mese.
Ebbene.
Queste due mamme sono state guardate- scrutate- analizzate- scannerizzate come due procaci veline, appena scese da qualche cubo.
E son soddisfazioni, neh!

sabato 20 febbraio 2010

Pensierino

Piove.
Se non altro la Fango car è pulita.

lunedì 1 febbraio 2010

I gatti preferiscono... i Campagnoli!

Per tutta la mia infanzia, e anche un pochino oltre, avrei tanto desiderato un cane o un gatto: in quanto figlia unica (in effetti ho 3 sorelle, ma questa è un'altra storia) mi avrebbe fatto parecchia compagnia.
Non abbiamo spazio, non vedi?
Non abbiamo un giardino, povera creatura, vorrai mica farlo morire in un appartamento?
E poi chi se ne occupa? Tu??? Ma fammi il piacere!
Eh già, e poi quando andiamo in vacanza?
Insomma, niente animali, nè ora nè mai.
Jeeg, poveraccio, era nella stessa situazione: figlio unico (in effetti ha 3 fratelli, ma questa è un'altra storia) e solitudine efferata.
Anche lui appartamento in città senza giardino e le stesse risposte di cui sopra.
Ora prendete questi 2 individui e, all'improvviso, dategli due gatti randagi che ogni pomeriggio arrivano dal bosco e si accoccolano imploranti sull'uscio in attesa di un po' di cibo.
Come credete che reagiscano i due?
Inteneriti e commossi dal miagolare insistente, i Campagnoli, ogni sera, aprono il frigo alla ricerca di qualcosa che possa andare bene per le due creature.
Tuttavia, in quanto ex cittadini frustrati, ignoranti come capre sulla vita degli animali in generale e dei felini in particolare, non sempre azzeccano il cibo giusto.
E così, le due povere bestiole, ogni sera hanno un menu diverso, a tratti alquanto folcloristico:
- acciughe sotto sale;
- bottarga in polvere;
- burro (?!)
- omogeneizzati;
- purè;
- carne di vario genere e natura;
- ossette;
- avanzi di pesce;
- tonno in scatola.
Siamo arrivati a comprare al supermercato i fondi degli insaccati, salvo poi scoprire che sono ancora buoni e mangiarceli anche noi.
I due gatti ingrassano a vista d'occhio, fanno le fusa e si rotolano sulla pancia, leccano un po' di neve sciolta e se ne vanno pasciuti.
Ci eravamo illusi di esserci integrati perfettamente nella vita di campagna, un po' di tonno, due bistecchine et voilà! i migliori amici degli animali!
Infatti.
Jeeg è tanto amico dei suoi due gatti che si è perfino preso la Tigna.