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giovedì 17 novembre 2011

Crisi di mezz'età

In effetti pensavo che arrivasse a 50 anni, ma mi sa che con 'sta vita accelerata ha anticipato di una decina d'anni e si è presentata già adesso.
La crisi di mezz'età, l'inge ne è stato travolto in pieno.
E' iniziata un paio d'anni fa, in sordina, con riviste specializzate e qualche opuscolo informativo.
Non ci ho fatto caso.
E' proseguita, nei mesi, con sporadiche visite a rivenditori specializzati.
Non ci ho badato.
Ha continuato a dare segno di sè tutto lo scorso inverno con newsletter a valanga da siti americani, mi dicono i più professionali.
E imperversa tutt'ora con progetti on line, di carta, in cartone, con plastici in 3D, libri ed enciclopedie, pistolotti soffocanti ad amici e parenti.
Insomma, non c'è scampo. L'inge lo vuole, lo vuole e lo vuole.
Dovremo costruirne uno: un POLLAIO.
Perchè anche la crisi di mezz'età è campagnola.
Ho provato a dirgli che se la cosa lo aggrada posso vestirmi da ragazza Coccodè di arboriana memoria, con piume, bargigli, e sculettamenti da pollastrella.
Niente da fare, vuole galline vere, in carne e piume. Cerca di giustificarne l'irresistibile voglia dando la colpa alla crisi, "sai, mi dice, risparmieremmo un sacco in uova...".
Mah.
E insomma, avremo un pollaio. L'inge è felice, gli brillano gli occhi, si sfrega le mani, si allena a fare coccodè ad ogni piè sospinto. E' molto carino, devo ammettere che questo entusiasmo spontaneo per dei gallinacei mi intenerisce parecchio.
Però c'è un limite a tutto.
Ieri eravamo da Ikea per comprare due lettini per i bimbi. Potete immaginare la scena: Ciccionetto in versione mutanda stretta che rugnava da 40 minuti, passeggino carico di ameniccoli, borsa gialla in spalla che, non si sa come, ma era già piena di roba che non c'entrava nulla, la lista delle cose da comprare, la cacchio di matita infilata in tasca che mi pungeva una chiappa, la musica, l'altoparlante, il cellulare che squillava e lui, l'inge, pietrificato nei salotti, di fronte a IVAR:
- "Deh, marito mio, che fai davanti a codesto accrocchio?" ( porca bestia, che stai a fare???? I letti son dall'altra parte!!!)
- "No, niente, guardavo..." - risponde con aria sognante
- "Orsù, mio prode, avanza di una stanza, chè ci attende un lungo die..." ( e muoviti!!! non lo vedi che siamo al limite?! non lo senti il Ciccionetto?!)
- "Stavo pensando... e se comprassimo IVAR?"
- "Per cosa? Abbiamo già i mobili"
- "No, non per noi"
- "E per chi allora? Per i vicini?"
- "No! Per LORO! Ci starebbero bene, no? Gli prendo IVAR, gli metto due ante... Un po' di rete et voila!"
- "Et voilà che?!"
- "Un POLLAIO!!! Faccio il pollaio con IVAR che te ne pare?!"
Meno male che l'altoparlante ha coperto la mia risposta.
Intenerita sì, ma anche no eh.

venerdì 28 ottobre 2011

Svelato l'arcano

Giuro che è l'ultimo post sull'argomento.
Sarò anche breve.
Quelle tre menti geniali della materna hanno capito perchè il Topolo si alzava urlante e piangente dal pisolini.
In tre, sono ammirata, hanno partorito un cambio di strategia e, evviva evviva, ha funzionato.
Volete sapere la stratosferica genialata che ha cambiato la vita del Topolo, la mia e, in fin dei conti, pure la loro?!
LO LASCIANO DORMIRE.
Ma pensa te.
Lo svegliavano a forza alla fine dell'orario della nanna. Orario previsto da loro, non certamente dai bambini.
Insomma, ieri l'han lasciato dormire e, quando alla fine si è svegliato era di umore discreto e non ha versato una lacrima.
Miracolati sulla via di Morfeo.
Mah.
E' bastato minacciare di cambiare scuola (e tagliare la retta), l'avessi saputo lo facevo un mese fa.

sabato 4 giugno 2011

L'ingegnere in erba 2

Esser moglie di ingegnere ha i suoi bei pro e i suoi contro.
Tra i pro possiamo annoverare senza ombra di dubbio una serie infinita di pistolotti soporiferi sugli arogmenti più disparati (fisica, chimica, meccanica, elettronica, matematica, rotazione dei solidi nello spazio, principi di termodinamica, ecc...) che mirano ad inculcare un minimo di struttura nella mente volatile di una svampita donnicciuola. Il fatto che mi ripeta sempre le stesse leggi e gli stessi principi mi fa dubitare 1) delle sue conoscenze e 2) della mia capacità di ritenzione di un qualunque concetto che esuli dalla letteratura o dalle lingue straniere.
Tra i contro spicca al primo posto l'innata propensione dell'ingegnere per la sperimentazione, più o meno scientifica.
Lasciamo perdere gli esperimenti che fa da solo, nella sua cameretta o nel suo orticello e che mettono a repentaglio solo la sua vita. Lasciamo anche perdere quelli che faceva nei primi anni di matrimonio e che, se falliti, mi avrebbero reso solo vedova.
Concentriamoci invece su quelli che fa al giorno d'oggi e che mettono a repentaglio la sua, di vita, la mia, e quella di due creature innocenti che hanno come unica colpa la nascita nella nostra sgarruppata famiglia.
Lo strumento più temibile per tutti noi è Google Earth.
Potrebbe sembrare innocuo, in fondo è solo una mappa satellitare del pianeta.
In effetti il buon Google Earth è abbastanza insignificante se ci si limita ad osservare la muraglia cinese o le linee di Nazca dalla scrivania dell'ufficio.
Diventa pericoloso se si individua una stradina di campagna e si decide di percorrerla in macchina, in un pomeriggio di pioggia, con la famiglia al completo.
Google, bontà sua, non segnala la quantità di fango o l'altezza della vegetazione che ricopre la strada. E nemmeno se la suddetta è stata percorsa da anima viva negli ultimi 50 anni o se è abbandonata come un saloon del far west da almeno un secolo.
E così, ieri pomeriggio, sotto una pioggia battente,  ci siamo ritrovati a vagare per una strada sterrata ricoperta di arbusti e erbacce, con le ruote che giravano a vuoto nel fango e la macchina che slittava da tutte le parti.
- Conosco una stradina, aveva detto l'inge, l'ho vista su Google.
Tempo poche centinaia di metri e la macchina si ferma. Non si va avanti, non si va indietro, non si riesce a girare, non si va da nessuna parte.
E ora?
Filari di alberi sulla destra, campi sterminati sulla sinistra, un bambino in triciclo che pedala davanti a noi ( non c'era, ma non mi sarei stupita di vederlo), fango ovunque che inghiotte lentamente le ruote.
Ci ha salvato il blocco del differenziale che, per quanto ne so, viene usato dai carri armati nelle sabbie mobili e che noi, a sfregio, usiamo in Piemonte, tanto per divertirci un po'.
Ancora un pomeriggio giulivo a casa dei campagnoli ;)))

venerdì 22 aprile 2011

Specchio riflesso

C'è un solo posto al mondo dove la propria faccia sembra immensamente più brutta di quanto non sia in realtà.
No, ok, ci sono due posti al mondo. Uno, come ricordava recentemente Extramamma qui è il camerino di prova dei negozi.
L'altro è lo specchio del parrucchiere.
Sedersi sulla poltrona girevole, con i capelli bagnati e appiattiti, la bavaglia bianca anti caduta intorno al collo e le lampade al neon che sparano a mille, è tristemente deprimente.
Se in più si dorme a intermittenza da anni e la trousse del trucco è ormai rinsecchita lo spettacolo è patetico.
Ieri, seduta comodamente sulla suddetta poltrona, con un nano attaccato alla tetta (sic, perfino lì) ho avuto un'ampia mezz'ora per osservarmi attentamente. La prima conclusione è che dovrei candidarmi per una serie di programmi tipo "10 anni più giovane" e "Ma come ti vesti?!" per dare una svolta definitiva alla mia presenza e al mio guardaroba.
L'altra è sperare di essere inserita in un programma di riabilitazione per mamme strafatte e cercare di uscire dal tunnel delle notti interrotte.
In pratica, essendo anni luce lontana dalle soluzioni sopra, credo che l'unica sia non frequentare più quei luoghi di perdizione quali negozi e parrucchieri e abbandonarsi serenamente all'oblio di una immagine di sè che non esiste più.

venerdì 4 febbraio 2011

La valigia dell'emigrante

L'altra volta l'avevo pedissequamente preparata alla settimana 28, come mi avevano detto al corso di preparazione al parto.
L'avrò aperta e rifatta almeno 15 volte per poi, alla fine, posizionarla  nell'ingresso accanto alla porta, sempre tra i piedi. Visto che l'ospedale dove andrò nuovamente a partorire fornisce una dettagliatissima lista di cose da portare ( e guai a sgarrare) non sembrava difficile riempirla delle cose giuste. Tant'è mancava sempre qualcosa.
Alla fine, con il senno di poi, l'ho sbagliata tutta la roba che mi sono portata dietro.
Le camicie da notte erano poche, non sapevo che si sarebbero macchiate in modo così diffuso, e onestamente, orrende. Un paio poi sarebbero state perfette per Laura Ingalls ma, nel XXI secolo erano davvero patetiche.
Anche le pantofole le ho cannate in pieno: calde, pelose e rosa (sigh) facevano a botte con i 40° del reparto e con le frequenti abluzioni.
La vestaglia: tanto carina e onesta mi pareva a casa, tanto tremendamente kitch e fuori luogo in camera da letto. Alla fine è finita arrotolata a ciambella per permettermi di sedrmi sulla sedia in ferro visto il doloroso... ehm... scucimento delle povere chiappe.
Per non parlare delle tutine di Gabriele: corte, troppo corte e soprattutto talmente piene di automatici che non sapevo neanche da che parte fargliele indossare.
E poi la copertina per il nano: sulla lista diceva in "lana o cotone": io l'ho portata di pile, presa all'ikea, taaaanto carina. Mi hanno cazziato a turno tutte le ostetriche, le infermiere, le ausiliarie e perfino le ragazze che pulivano. Ma il sintetico, dicevano, ma non si mette addosso ai neonati, ma insomma, ma come le è venuto in mente?!
Mi è venuto in mente perchè è il primo figlio, ecco perchè.
Infine, ho patito la fame. Non erano elencate cibarie e io non ne ho portate. Mi hanno salvato dei biscottini ripieni di cioccolato portati dai miei assieme a un Toblerone.
Insomma, un disastro.
Stavolta la famosa borsa è ancora da preparare. Tutti mi dicono che a marzo non ci arrivo, che la pancia ha iniziato a scendere, che la prossima fase lunare potrebbe essere la mia e io sono ancora in alto mare.
L'unica cosa che è pronta sono le scorte di cibo: biscotti, cioccolato, torrone, bottiglie d'acqua gasata e perfino delle gelatine.
Vestita come una sciattona, scucita, dolorante, ragadosa, impossibilitata a sedermi, con la montata lattea e le tette a pallone da rugby, tutto quello che volete, ma affamata NO.
Ecchecxxx.

martedì 14 dicembre 2010

Latitanza

Arriva un momento nella vita
in cui non rimane altro da fare 
che percorrere la propria strada fino in fondo.
Quello è il momento d'inseguire i propri sogni,
quello è il momento di prendere il largo,
forti delle proprie convinzioni.


Il Delfino - Sergio Bambarén

Lo so, predico bene e razzolo male (tanto per restare in ambito campagnolo).
Del resto, come ho già scritto qui, mi riesce veramente difficile angosciarmi sul futuro senza fare niente di concreto, devo per forza concentrarmi su qualcosa, una qualche attività, un  progetto, insomma, darmi da fare.
E siccome le cosine piccole le ho già iniziate (e finite) tutte - vedi lavori a maglia, ad esempio -  stavolta mi sto cimentando con qualcosa di grosso, veramente grosso.
Uno di quei progetti che mi ronzano in testa da anni, tanti anni, una di quelle che cose che si dicono sempre e non si cominciano mai, una roba più grande di me.
Naturalmente, per scaramanzia, non vi dico nulla.
Sappiate però che vi si ritorcerà contro come un boomerang perciò, finchè potete, datevela a gambe.
Ihihihih!!!

domenica 7 novembre 2010

A.A.A. programmatore cercasi

Io, in effetti, pensavo che fosse solo un modo di dire: non toccare! te l'ho detto mille volte!
Scendi dalla sedia! Quante volte te l'ho ripetuto?
Non prendere la penna, sei sordo? te lo dico per la milionesima volta!
Non è una leggenda metropolitana: davvero ai bambini le cose si ripetono migliaia di volte.
All'infinito.
Perennemente uguali.
Sempre. Le. Stesse. Cose.
E' solo 2 mesi che lo facciamo e non ne possiamo più, non vediamo la fine di questa tortura.
Allora ci è venuta un'ideona: perchè non mettere delle belle fotocellule davanti agli oggetti prescelti che, in vista di un nanetto di 90 cm, non facciano partire un bel disco preregistrato?
Davanti alla doccia: non entrare nella doccia. sei con le calze. nella doccia si entra solo a piedi nudi quando si fa il bagnetto.
Se non esce: Cosa ho detto?! Non si entra nella doccia!
Se non esce ancora: (crescendo) Insomma!!! Esci immediatamente!
Se non esce ancora: il sistema prevede l'apertura dell'acqua gelata.
Oppure, davanti alla TV: sei troppo vicino. Non si guarda la tele da vicino, fa male agli occhi. Siediti sul divano.
Se non si sposta: smetti di baciare lo schermo! Siediti sul divano!
Se non si sposta: Insomma!!! Spostati immediatamente!
Se ancora non si sposta: la TV si spegne.
O ancora davanti alle piante: Non strappare le foglie. Le foglie non si strappano nè si mangiano. Lascia stare le piante, sono esseri viventi.
Crescendo: non toccare la pianta!
Isterico: Cosa ho dettooooo!!!! Via dalla piantaaaaaa!!!

Stessa cosa per la lavatrice, il cassetto con la biancheria, la credenza, la libreria, lo stereo, il frigorifero, l'armadio....
Se qualcuno conosce qualche inventore/programmatore, non esiti a contattarci.
In alternativa: qualcuno ha un megafono?

lunedì 6 settembre 2010

Te l'avevo detto...

"E nel pomeriggio
quando il sole ci nutriva
di tanto in tanto un grido copriva le distanze
e l'aria delle cose diventava
irreale"
F. Battiato - Summer on a solitary beach

Incredibile come certe persone siano veramente di coccio.
Davvero, eh.
Tutto il mondo a dire e fare una cosa e loro no, fanno il contrario anzi, se possibile più tutti vanno da una parte più loro si ostinano ad andare dalla parte opposta, parti di una minoranza sempre.
E così, mentre tutto "l'universo criato" con bambini piccoli andava a ricrearsi al mare la mammozza, convinta ancora di essere single, aitante, gagliarda come un giovane virgulto, portava se stessa e le sua stanche ossa in montagna a 2000 metri slm.
Passi per l'età, avrei potuto fare gitarelle brevi ma dignitose.
Passi per le stanche ossa, andare a funghi e lamponi è pur sempre accettato nella mia stirpe di montanari.
Passi per il marizozzo, che dove lo porti è contento.
Ma il Topolo... ragazzi il Topolo in montagna è un mazzo stratosferico.
Forse l'anno scorso quando lo allattavo sui prati dell'Alto Adige, in cima alle vette, nei rifugi, tra le mucche, sotto la pioggia gelata, sulla funivia del Pordoi, nel canalone del Piz Boè ero distratta.
Chissà, magari un ologramma aveva preso il mio posto e io ero rimasta a casa a dormire.
Deve essere per forza così, altrimenti non si spiega come mai quest anno io abbia deciso di ripetere l'infausto esperimento portandolo in val d'Aosta, nei sopra citati 2000 mt, in fondo ad una valle adorabile che tanti soddisfazioni mi ha dato quando era ragazza.
Ragazza, appunto.
Scarrozzare in giro un 16mesenne sui sentieri e nei prati è i-m-p-o-s-s-i-b-i-l-e, a costo di lasciarci le penne, le ossa, il marito e la voglia di uscire di casa per i prossimi 30 anni.
Poi lo spirito divino deve essere disceso nel mio unico neurone condiviso e deve avergli detto qualcosa tipo "avete mai pensato al mare, voi piccoli idioti e debosciati di genitori?"
Ma il mare è da mollaccioni, al mare mi annoio, il mare noooo, ma insomma, il mare.... che pizzaaaaa....
E il mare fu.
E insieme al mare fu la pace dei sensi, il riposo, la nanna, il caldo, il sole, il mare e il vento di settembre, un Topolo felice, contento, nudo e sabbioso come un piccolo neanderthal, sgambettante, salato e abbronzato, urlante di gioia nel canottino e soddisfatto come un uovo a giocare con la sabbia e le onde.
E insieme al Topolo domato furono una mammozza e un maritozzo sbragati, rilassati, in infradito e costume per tutto il tempo, intenti a trovare sassi e conchiglie come quando erano i bei tempi, innamorati e pieni di gioia per il futuro.
Persino il fagiolino nella pancia sbatteva le alucce in segno di gaudio.
E siccome noi gente di coccio siamo o bianco o nero dall'anno prossimo solo mare, mare,mare.
E anemmu cuscì!


martedì 29 giugno 2010

Change is in the air...

Qualcuno mi spieghi, per favore, perchè ogni volta che vado incontro a cambiamenti epocali sento il bisogno di tagliarmi i capelli.
Non una spuntatina, una sfilatina qui, un'aggiustatina là, no un TAGLIO coi controcaxxi che poi ci metto anni per ritornare normale, passando per l'orribile stadio delle mollette per capelli e del cerchietto.
Per dire. Il maritozzo sta andando incontro allo stesso cambiamento epocale e non si fa nemmeno la barba.
Io invece, trulla trulla come il Puffo Burlone, me ne sono andata dal parrucchiere del paesino e mi sono fatta fare una bella sforbiciatura.
Potatura.
Rasatura.
Pelatura.
Non paga di cotanta tosatura quando sono arrivata a casa mi sono ancora passata la macchinetta del maritozzo.
Et voilà, la zia Fester!
Insomma, c'ho più unghie che capelli.

martedì 2 marzo 2010

Ma ci sono o ci faccio

1992: un' imberbe mammozza ha appena concluso l'esame di scuola guida.
L'istruttore che l'ha esaminata decide di promuoverla a patto che la suddetta si impegni, negli anni a seguire, a ripassare bene la retromarcia, manovra che al momento lascia alquanto a desiderare.
Promesso.

Ci sono giornate che uno farebbe meglio a girarsi dall'altra parte e aspettare tempi migliori.
Tipo ieri.
Il Topolo ed io ci siamo alzati di pessimo umore.
Lui per un paio di dentini che non gli danno tregua, io per gli stessi denti che, se non fanno dormire lui, figuriamoci noi.
E comunque era lunedì e il "Pero Pelato" ci aspettava come di consueto.
Lascio il nano al nido e imbocco la via del ritorno, contando di fare spesa e un paio di commissioni al paesino.
A metà strada incrocio Linda, la mia compagna di cubo, in macchina pure lei, e per riuscire a parlarci dal finestrino, ingraniamo la retromarcia entrambe per accostarci meglio.
Ora:
Sono le 9 del mattino.
Nessuno ha dormito.
Non sono la regina della retromarcia.
Le strade di campagna hanno dei fossi a lato di circa 50 centimetri per far defluire la neve e l'acqua.
Immaginate cosa può essere successo?
Finisco nel fosso con la Fango Car.
O-H-M-Y-G-O-D.
Scendo e inizio a strillare come un'ossessa, santiando come uno scaricatore di porto, maledicendo me stessa, la macchina, il fosso, la retro e, già che ci sono, il giorno in cui sono nata e quello in cui ho preso la patente.
La situazione è surreale.
Due mamme e un bambino sole in mezzo alla nebbia con una macchina in un fosso.
Ma evidentemente, oltre a Sant'Antonio, ho anche altri santi in paradiso perchè la prima e unica macchina che si ferma contiene un meccanico rumeno gentilissimo che si ferma e inizia ad armeggiare con i suoi attrezzi per tirarmi fuori.
Inutile. Ci vorrebbe una corda.
La seconda macchina che si ferma è in realtà un camion guidato da un signore cortesissimo che ha corda, gancio per il traino e voglia di aiutarmi.
Tempo 15 minuti e sono salva.
Che dire.
Prometto: prometto che non farò più retromarcia in una strada campagnola, che comprerò una corda al più presto, che guiderò con più attenzione, che mi eserciterò ogni giorno a fare retromarcia nei piazzali.
Ma soprattutto: se mi incrociate per strada scordatevi che mi fermi a parlarvi.

P.S. un grazie di cuore ai due sconosciuti che mi hanno tirato fuori da questo pasticcio, evitando di infierire e, anzi, dicendomi che tutti finiscono in un fosso, prima o poi.

lunedì 4 gennaio 2010

It's just an illusion...

Avrei dovuto capirlo da sola, che leggo a fare tutti 'sti blog di mamme?
Una mamma con due bimbi me l'avrebbe saputo dire ad occhi chiusi. Una mamma con un bimbo pure, perfino una con un bimbo di qualche mese più grande del Nanno me l'avrebbe confermato.
Sto parlando della Prima Legge dei bambini: "quello che tuo figlio fa normalmente a casa, tutti i giorni, senza fatica, fuori casa non lo farà mai. E sottolineo mai".
Ma noi siamo alle prime armi, oltre che ingenui e, ammettiamolo, presuntuosi.
Infatti.
Il Nanno ogni sera va a dormire tra le 7.30 e le 8, si addormenta da solo, senza problemi. Non importa quanto abbia dormito nel pomeriggio, quanto si sia stancato, se ha mangiato o meno.
Lui alle 7.30 comincia a dare segni di nervosismo, si stropiccia gli occhi e vuole andare a nanna.
Tempo 10 minuti e ronfa come un succo.
E così, per la sera di Capodanno, i due polli dei suoi genitori hanno pensato bene che andare in città da amici potesse essere una brillante idea.
Poco importa che gli amici da visitare avessero testualmente detto la nostra bambina (di un anno e mezzo, ndr) fuori casa non dorme, resteremo da soli a casa. Ma voi venite da noi? Ma che coraggiosi!
Incuranti dei commenti disfattisti di amici e parenti abbiamo deciso comunque di tentare l'impresa, figuriamoci, pensavamo, il Nanno ovunque si trovi si addormenterà come un ghiro e noi festeggeremo l'arrivo dell'anno nuovo come abbiamo sempre fatto.
Poveri illusi.
Alle 19.30, come da copione, il Nanno ha cominciato a innervosirsi. Poi a sbadigliare. Poi a buttarsi a terra.
E' fatta, gongolavano i 2, ora lo schieniamo e che la festa cominci!
Come no.
Alle 21.30, dopo due ore piene di scene madri, pianti, urla e risa isteriche, i due, stremati nell'animo, e nel fisico montavano in macchina alla volta di casa.
Alle 22.30 il Nanno veniva riposto nel suo lettino.
Alle 22.31 i due poveracci si ritrovavano da soli davanti alla tele.
Buon anno, neh.

martedì 1 settembre 2009

E se...

Come tutti i giorni esco di casa per andare al parco e, passando davanti all'edicola in piazza, lancio un'occhiata ai DVD esposti in rassegna:

“Ma guarda - dico a Jeeg– vendono la prima serie di E.R. Con i primi episodi”;

“Non l'ho mai vista – replica lui (forse un giorno vi racconterò la vita di Jeeg prima di metterci insieme) – di cosa parla?”

“Mah... storia di un pronto soccorso americano, vedi, ci sono anche tutti i protagonisti...Ciccio, Carter, la Hathaway, il dottor Ross...”

“ Ma quello è George Clooney? Com'era giovane...”

“Eh sì, pensa che George faceva il pediatra!”.





Il pediatra.





George Clooney giovanissimo faceva il pediatra.





Improvvisamente scompaiono la piazza, l'edicola, jeeg e mi appare uno studio medico con George che mi guarda e mi dice “venga signora, mi porti pure il Nanno ”.

Sgomento.

Se George Clooney fosse il pediatra del Nanno credo che potrei trasformarmi in qualunque cosa: 5 pasti? Ma anche 1 solo, dottore, basta chiedere! Niente più tetta a richiesta? Solo 2 ore di sonno a notte? Imparare a camminare a 4 mesi?

TUTTO CIO' CHE VUOLE DOTTORE!!!

Ah... se George fosse il pediatra del Nanno ... credo che potrei inventarmi anche delle malattie, o forse chiederei dei consulti, oppure avrei bisogno di essere confortata (si sa come sono apprensive le mamme!), magari potrei anche trafserirmi vicino al suo studio... in caso di emergenza non si sa mai!





Mmmh... Tutto sommato è un bene che il Nanno abbia Magò come pediatra, mi sa che la sua salute ne ha sicuro giovamento!





venerdì 25 luglio 2008

**** SOLO ADULTI**** V.M. 15

Ieri guardavo un programma alla tele, evento più unico che raro, e ad un certo punto hanno nominato il calippo.
Caspita, ho pensato, pensa un po', un gelato così famoso da finire addirittura in una serie televisiva, 20 anni dopo dalla sua uscita, ancora sulla cresta dell'onda.

E allora mi è venuto in mente che le cose resistono nei decenni solo per pochi motivi, se sono state traumatiche, disastrose, oppure gloriose o anche, come nel caso del nostro ghiacciolone, veramente comiche.
Dai, ragazzi, siamo tutti cresciuti ormai, siamo tutti adulti e allora finalmente diciamocelo: il calippone era veramente porno!!!
Eh che cavolo, quando ce vò ce vò.

giovedì 24 luglio 2008

E ora?


Facciamo un attimo il punto della situazione, scorrendo rapidamente gli eventi degli ultimi 3 anni:


          • volevamo lasciare la città: FATTO

          • volevamo una vita tranquilla: FATTO

          • volevo cambiare lavoro: FATTO

          • volevamo una bella casa in campagna: FATTO

          E ora?
          E ora che abbiamo una casa gigantica, con un fienile accanto altrettanto smisurato, ora che abbiamo quasi 2 ettari di bosco/vigna, ora che abbiamo tutto ciò... che ne dobbiamo fare?

          Mi piace tantissimo quando vengono amici e parenti, fanno un giro per casa, poi uno fuori, poi si inerpicano nella vigna, poi si girano e ... certo, è grande, qui se fate un ristorante... farete un agriturismo, vero? ... eh, ma qui un bel bed and breakfast.... sicuramente potete fare un bell'orto, poi vendete i vostri prodotti al mercato... ma qui è così grande! la fate la piscina, vero?.... come, non volete fare una bella scuola per bambini? sai, quei corsi estivi per bambini di città che vengono a imparare come si coltivano i pomodori... ma il fienile lo fate a palestra, no? Potreste insegnare karate...

          Ognuno vede nella nostra casa il suo sogno, il suo desiderio irrealizzato, la vita che voleva e ancora non si è manifestata, la svolta che cambierebbe tutto.

          E tu, cosa vorresti che diventasse questo pezzettino di terra? Si accettano suggerimenti, consigli, proposte di ogni genere e tipo.

          La proposta vincente, con il suo autore, naturalmente, vince un bel soggiorno alla Cascina MORO! Siete contenti, eh?

          mercoledì 11 luglio 2007

          Karma e dintorni


          Già uno si deve guardare dal Karma, quello grande, quello importante, il karmone diciamo, quello per cui non riesci a costruirti una casa in campagna, o a fare figli, o ti fa avere incidenti, o ti lascia a a marcire nello stesso ufficio per anni, ci manca solo che ci si debba anche guardare dal Karmetto.
          Il karmetto, mia definizione, è un karma fastidioso, piccolo ma noioso, non così importante come l'altro ma comunque molesto.
          Il karmetto è quello che ti fa prendere le multe, che appena superi di 2 km il limite di velocità fa apparire magicamente la volante dei carabinieri, quello che ti fa perdere l'autobus, o scontrare la medusa nell'acqua... Diciamo che 10 karmetti fanno un karma.
          Io non so, si cerca di fare il possibile, di "bruciare" il karma, di purificarlo, di estinguere tutte la cause di sofferenza e infelicità ma la cosa sembra non avere fine, a volte mi sento come se stessi rastrellando il mare.
          Mi piacerebbe che il karma fosse lavabile, pensa che bello se esistesse un bel detersivo pulisci-karma, per lavarlo e purificarlo a modino.
          Metti il karma in lavatrice, aggiungi il detersivo e anche l'ammorbidente (non vorrei ritrovarmi col karma pulito ma secco e cartonato), imposti il programmino a freddo (idem come sopra, non vorrei che l'acqua calda me lo restringesse) e voilà! Un bel karma pulito, splendente, morbido e profumato, con buona pace di tutte le leggi dell'universo.

          giovedì 5 luglio 2007

          I have a dream


          Secondo me, quelli che non lavorano in un ufficio non si rendono conto di cosa significhi stare 9 ore seduti nello stesso posto, sempre lo stesso, fissando uno schermo luminoso, con accanto la collega, sempre la stessa, anno dopo anno.
          Vedo più i colleghi della mia famiglia, passo più tempo con loro che con chiunque altro, trascorro più ore alla scrivania che a casa o con mio marito.
          Viste le premesse, credo sarebbe necessario attrezzare questo posto per accogliere le nostre vite al meglio.
          Certo, mi rendo conto che siamo in Italia, in un ufficio pubblico e che i soldi sono un po' quello che sono, per questo non mi aspetto nè una mensa con chef francese, nè la palestra per il fitness nè server nuovi di pacca o cose simili. Sto chiedendo solo una macchinetta.
          Una bella macchinetta del caffè nuova che fornisca generi di conforto e di prima sopravvivenza utili per l'ufficio.
          La mia macchinetta ideale oltre al caffè e alle bevande al gusto di... fornirebbe anche:
          - kit per unghie e manicure (si sa, i pomeriggi invernali sono particolarmente lunghi);
          - tinta per capelli (per un'occasione speciale);
          - collant assortiti (ne smaglio tipo un paio a settimana);
          - superalcolici e cocktail di vario genere (per dimenticare buchi in bilancio e simili);
          - manganelli e mazze ferrate (per il collega che, birichino, te la fa ancora una volta);
          - mutande di ferro anti-padùlo;
          - scaldasonno (da mettere sotto la scrivania d'inverno);
          - poster di Brad Pitt per quando, in quei giorni, manco l'arcangelo Gabriele riuscirebbe a darti una buona notizia;
          - tisane e infusi millegusti;
          - e, dulcis in fundo, l'articolo più richiesto: un video di George Clooney che, con voce suadente e persuasiva ti ripete che non importa, che va tutto bene, che anche se sei ancora qui ce la puoi fare lo stesso, su su, coraggio, che fra poco vai a casa e passa tutto.

          giovedì 21 giugno 2007

          La metamorfosi

          "Un mattino, al risveglio da sogni inquieti,Gregor Samsa si trovò trasformato in un... hobbit!" (Kafka, "La Metamorfosi")

          Avete presente gli hobbit, no? Non tanto alti, amici di Nani e Elfii,
          pazzi per gli anelli e l' erba-pipa, piedi enormi e pelosi...
          Ecco, ieri ho capito che solo a loro potrebbero stare bene le Crocs!
          Perciò, cari amici, se un bel giorno vi svegliate e guardandovi allo specchio scoprite di assomigliare a Frodo Baggins non perdetevi d'animo: uscite di corsa e compratevi un bel paio di queste zatterone colorate!!!
          Nessuno farà caso ai vostri piedoni villosi e sarete anche à la page.




          Credits: ringrazio Agnese per la realizzazione tecnica delle immagini!

          giovedì 19 aprile 2007

          Prime impressioni di vita campagnola


          1) Vorrei che tutti veniste con me alla posta centrale del paesino e conoscere il signor impiegato con il parrucchino. Incredibile. Nel 2007 c'è questo signore qui che ha un vistosissimo parrucchino, unticcio e scolorito, tutto messo di traverso. Ora, io dico, già ti metti il parrucchino, già non è del tuo colore, già è unto e bisunto, almeno indossalo DRITTO! No, è tutto STORTO, con la riga appena sopra l'orecchio che così sembra che abbia un RIPORTONE fenomenale!
          Spettacolo.
          2) Ieri c'è stato il battesimo di Jeeg sulla linea ferroviaria Città- Paesino Campagnolo. Solitamente pacifica e bucolica, con treni sonnacchiosi che scorrono placidi nella campagna fermandosi ad ogni mucca, ieri è successo il finimondo: "la linea Città- Paesino Campagnolo è interrotta per accertamenti dell'autorità giudiziaria".
          Si scopre che una signora ha pensato bene di gettarsi sotto a un treno alla stazione di Holywater (povera). Il treno ha impiegato 2 ore e 1/2, dopo essere passato da un'altra città. Commento di un pendolare inacidito: "ma con tutti i modi che ci sono x ammazzarsi, 'sta qua doveva proprio buttarsi sotto al MIO treno?" (come ha osato???) TSK
          Pendolari sull'orlo di una crisi di nervi.