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giovedì 17 novembre 2011

Crisi di mezz'età

In effetti pensavo che arrivasse a 50 anni, ma mi sa che con 'sta vita accelerata ha anticipato di una decina d'anni e si è presentata già adesso.
La crisi di mezz'età, l'inge ne è stato travolto in pieno.
E' iniziata un paio d'anni fa, in sordina, con riviste specializzate e qualche opuscolo informativo.
Non ci ho fatto caso.
E' proseguita, nei mesi, con sporadiche visite a rivenditori specializzati.
Non ci ho badato.
Ha continuato a dare segno di sè tutto lo scorso inverno con newsletter a valanga da siti americani, mi dicono i più professionali.
E imperversa tutt'ora con progetti on line, di carta, in cartone, con plastici in 3D, libri ed enciclopedie, pistolotti soffocanti ad amici e parenti.
Insomma, non c'è scampo. L'inge lo vuole, lo vuole e lo vuole.
Dovremo costruirne uno: un POLLAIO.
Perchè anche la crisi di mezz'età è campagnola.
Ho provato a dirgli che se la cosa lo aggrada posso vestirmi da ragazza Coccodè di arboriana memoria, con piume, bargigli, e sculettamenti da pollastrella.
Niente da fare, vuole galline vere, in carne e piume. Cerca di giustificarne l'irresistibile voglia dando la colpa alla crisi, "sai, mi dice, risparmieremmo un sacco in uova...".
Mah.
E insomma, avremo un pollaio. L'inge è felice, gli brillano gli occhi, si sfrega le mani, si allena a fare coccodè ad ogni piè sospinto. E' molto carino, devo ammettere che questo entusiasmo spontaneo per dei gallinacei mi intenerisce parecchio.
Però c'è un limite a tutto.
Ieri eravamo da Ikea per comprare due lettini per i bimbi. Potete immaginare la scena: Ciccionetto in versione mutanda stretta che rugnava da 40 minuti, passeggino carico di ameniccoli, borsa gialla in spalla che, non si sa come, ma era già piena di roba che non c'entrava nulla, la lista delle cose da comprare, la cacchio di matita infilata in tasca che mi pungeva una chiappa, la musica, l'altoparlante, il cellulare che squillava e lui, l'inge, pietrificato nei salotti, di fronte a IVAR:
- "Deh, marito mio, che fai davanti a codesto accrocchio?" ( porca bestia, che stai a fare???? I letti son dall'altra parte!!!)
- "No, niente, guardavo..." - risponde con aria sognante
- "Orsù, mio prode, avanza di una stanza, chè ci attende un lungo die..." ( e muoviti!!! non lo vedi che siamo al limite?! non lo senti il Ciccionetto?!)
- "Stavo pensando... e se comprassimo IVAR?"
- "Per cosa? Abbiamo già i mobili"
- "No, non per noi"
- "E per chi allora? Per i vicini?"
- "No! Per LORO! Ci starebbero bene, no? Gli prendo IVAR, gli metto due ante... Un po' di rete et voila!"
- "Et voilà che?!"
- "Un POLLAIO!!! Faccio il pollaio con IVAR che te ne pare?!"
Meno male che l'altoparlante ha coperto la mia risposta.
Intenerita sì, ma anche no eh.

lunedì 19 settembre 2011

Il dono della sintesi

Una si scervella dei mesi, legge libri, si informa, si iscrive a siti di mamme, dibatte, analizza, scrive mail, fonda gruppi su FB, tutto per cercare di capire i propri figli.
Io, personalmente, da brava mamma ex nevrotica e ex ansiosa (ex?), cerco ogni giorno di guardare i miei bimbi con occhi nuovi, per evitare di etichettarli e di costringerli in una definizione che li spogli di autenticità.
Ogni sera mi chiedo se ci sono riuscita.
E poi arriva lui, lui il maritozzo, che mi sente parlare di genuinità, di tirare fuori il meglio da loro, di cercare di scoprire i loro talenti e svilupparli ma senza toccare le loro differenze e bla bla bla, il maritozzo dicevo, che ieri mi guarda e mi dice:
- "Ho capito tutto, sai?"
- "Tutto di che?"
- "Dei nostri figli"
- "Ah. Tu hai capito tutto. E cosa hai capito?"
- "Ho capito chi sono e come sono fatti. Il Topolo è una puntina da disegno sulla sedia: ti fa saltare su, urlare di dolore, ti fa incxxxare come una iena ma poi, alla fine, ridere di gusto"
- "E il Ciccionetto?"
- "Il Ciccionetto è come un paio di mutande strette. Non piange mai, al massimo si lamenta  ma va avanti un sacco di tempo, proprio come le mutande strette che non è che ti facciano male male, ma arrivi a sera che sei sfastidiato e solo quando le togli capisci che erano loro".
Ecco lì.
Signore e signori, vi presento Puntina e Mutanda.
E io che mi credevo.

martedì 9 agosto 2011

Il punto di non ritorno

Ci sono uomini che "io non mi sposerò mai, ci tengo alla mia libertà!" e altri, come il maritozzo, che si sposano serenamente, impassibili e coraggiosi perchè "è arrivato il momento, il matrimonio è una bella conquista".
Ci sono uomini sposati che "figli? No grazie, io e mia moglie stiamo bene così, vogliamo godercela ancora un po'" e altri, come il maritozzo, che sfornano il primo figlio con grande pacatezza perchè "ho quasi 40 anni, che altro devo aspettare?".
Ci sono uomini sposati e con un figlio che "però ora basta, io il mio dovere l'ho fatto, ora speriamo che cresca in fretta che voglio tornare alla mia partita di calcetto" e altri, come il maritozzo, che fanno anche il secondo perchè "sono figlio unico, almeno loro si fanno compagnia e giocano insieme".
Ci sono uomini che hanno mollato piccoli pezzettini della loro libertà e della loro vita con grande parsimonia, lottando con le unghie e con i denti e altri che, invece, condividono loro stessi e il loro tempo con una famiglia intera, con estrema generosità e sorrisi per tutti.
Epperò, anche per loro, arriva il momento della verità, della presa di coscienza, della consapevolezza che, ormai, la frittata è (parecchio) fatta, indietro non si torna e quel che era non è più.
Per il maritozzo questo momento è arrivato con la bara.
Lo vedevo un po' pensieroso, mentre insistevo pesantemente per acquistarne una, in vista delle imminenti ferie. Credevo fosse per il prezzo, o forse per il grande sbattone di comprare anche le barre da mettere sulla macchina, oltre alla bara in sè.
Non gli ho dato troppo peso, in fondo alla fine aveva preso tutto, bastava montare il tutto sul tettuccio della macchina ed era fatta.
Poi ieri... la rivelazione: 
"Sai, mi ha confessato, questa bara mi angustia proprio"...
"Come mai? Perchè dovremo andare più piano? O temi che faccia rumore? Pensi che si possa aprire mentre andiamo?!?"
"Macchè, mi ha risposto, è proprio quello che simboleggia che mi da fastidio!"
"Perchè, scusa, cosa simboleggia?"
"Eh... la fine di tutto..."
"La fine de che?!"
"La fine della vita da single! della spensieratezza! della libertà! Insomma, avere il portapacchi sì che mi da l'idea di quanto la mia vita sia cambiata! Eh! E' proprio vero che indietro non si torna..."
La bara.
La bara gli dice che la sua vita è cambiata.
Non io.
O il Topolo.
O il Ciccionetto.
O la gravidanza, le notti in bianco, i dentini, le pappe, i primi passi, la prima parola, la fatica immensa e quotidiana...
No.
La bara.
E vabbè, meglio questo che l'amante.

sabato 4 giugno 2011

L'ingegnere in erba 2

Esser moglie di ingegnere ha i suoi bei pro e i suoi contro.
Tra i pro possiamo annoverare senza ombra di dubbio una serie infinita di pistolotti soporiferi sugli arogmenti più disparati (fisica, chimica, meccanica, elettronica, matematica, rotazione dei solidi nello spazio, principi di termodinamica, ecc...) che mirano ad inculcare un minimo di struttura nella mente volatile di una svampita donnicciuola. Il fatto che mi ripeta sempre le stesse leggi e gli stessi principi mi fa dubitare 1) delle sue conoscenze e 2) della mia capacità di ritenzione di un qualunque concetto che esuli dalla letteratura o dalle lingue straniere.
Tra i contro spicca al primo posto l'innata propensione dell'ingegnere per la sperimentazione, più o meno scientifica.
Lasciamo perdere gli esperimenti che fa da solo, nella sua cameretta o nel suo orticello e che mettono a repentaglio solo la sua vita. Lasciamo anche perdere quelli che faceva nei primi anni di matrimonio e che, se falliti, mi avrebbero reso solo vedova.
Concentriamoci invece su quelli che fa al giorno d'oggi e che mettono a repentaglio la sua, di vita, la mia, e quella di due creature innocenti che hanno come unica colpa la nascita nella nostra sgarruppata famiglia.
Lo strumento più temibile per tutti noi è Google Earth.
Potrebbe sembrare innocuo, in fondo è solo una mappa satellitare del pianeta.
In effetti il buon Google Earth è abbastanza insignificante se ci si limita ad osservare la muraglia cinese o le linee di Nazca dalla scrivania dell'ufficio.
Diventa pericoloso se si individua una stradina di campagna e si decide di percorrerla in macchina, in un pomeriggio di pioggia, con la famiglia al completo.
Google, bontà sua, non segnala la quantità di fango o l'altezza della vegetazione che ricopre la strada. E nemmeno se la suddetta è stata percorsa da anima viva negli ultimi 50 anni o se è abbandonata come un saloon del far west da almeno un secolo.
E così, ieri pomeriggio, sotto una pioggia battente,  ci siamo ritrovati a vagare per una strada sterrata ricoperta di arbusti e erbacce, con le ruote che giravano a vuoto nel fango e la macchina che slittava da tutte le parti.
- Conosco una stradina, aveva detto l'inge, l'ho vista su Google.
Tempo poche centinaia di metri e la macchina si ferma. Non si va avanti, non si va indietro, non si riesce a girare, non si va da nessuna parte.
E ora?
Filari di alberi sulla destra, campi sterminati sulla sinistra, un bambino in triciclo che pedala davanti a noi ( non c'era, ma non mi sarei stupita di vederlo), fango ovunque che inghiotte lentamente le ruote.
Ci ha salvato il blocco del differenziale che, per quanto ne so, viene usato dai carri armati nelle sabbie mobili e che noi, a sfregio, usiamo in Piemonte, tanto per divertirci un po'.
Ancora un pomeriggio giulivo a casa dei campagnoli ;)))

giovedì 17 marzo 2011

Il neurone condiviso (sì, ma con chi?)

Insomma.
Mi era già chiaro che non avrei più avuto quella brillantezza intellettuale che faceva di me una personcina tanto ricercata. Nè che avrei più posseduto quello smalto accattivante che mi rendeva tanto smart e, diciamolo, simpaticamente ironica e divertente.
Già con la nascita del Topolo avevo partorito una buona quantità di neuroni, tanto da ridurmi ad un essere praticamente privo di concentrazione e attenzione, ma con la nascita del secondo credo di avere lasciato uscire quel che restava dei miei emisferi cerebrali.
Faccio cose che manco un'ameba monocellulare.
Dimentico, tralascio, fisso lo sguardo nel vuoto interrogandomi sul perchè della mia presenza alla Coop, mi aggiro smarrita per le stanze dicendomi che, eppure!, ci sono entrata per un motivo, metto su la farina per fare il pane nell'apposita macchina ma dimentico l'acqua, la rimetto su ma scordo di accenderla, la rimetto su e non metto il lievito, chiamo il maritozzo per la cena accorgendomi troppo tardi che non gliel'ho manco preparata, la cena.
Per capirci.
Mi ci vorrà un po' per riprendermi.
Meno male che posso contare su un marito presente, attento e concentrato anche per me.
Un uomo che non si è lasciato travolgere dagli eventi, una roccia che anche in mezzo alla tempesta mantiene salda la rotta e la posizione.
Uno che ha mandato una mail a tutti gli amici e conoscenti annunciando il lieto evento, la nascita del secondogenito, Lorenzo.
Peccato che nostro figlio si chiami Leonardo.
Che il cielo ci aiuti.

sabato 30 ottobre 2010

Organizzato...dentro

Ho iniziato ad avere dei sospetti una mattina, guardando il maritozzo e notando una vistosa macchia di sugo sulla maglietta: nini, scusa, la tua maglietta è sporca.
Ah sì, è vero, eh pazienza.
Ma come, non la cambi?
No, Oggi è mercoledì.
Ah.
Mah.
Due giorni dopo, improvvisamente un freddo caino: nini, scusa neh, ma hai addosso la polo e ci saranno 3°... non ti conviene indossare un maglione?
Eh, magari domani, oggi è venerdì.
Ah.
Mah.
Alla fine gliel'ho chiesto: scusa, ma perchè non ti puoi cambiare il vestito di mercoledì e venerdì?
Eh... vedi... non sono i giorni scelti...
Scelti? Scelti per cosa?
Per cambiare i vestiti. I giorni in cui mi posso cambiare sono il martedì, il giovedì e la domenica.
Quindi se ti macchi? O fa freddo? O fa caldo?
Beh, mi cambio il giorno dopo, non è grave.
...
...
Cioè fammi capire: tu hai deciso che ti cambi solo in quei 3 giorni?
Sì, non è geniale?! Almeno sono tranquillo, ci sono 4 giorni alla settimana in cui non devo pensare a cosa mettermi!
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L'altro ieri un maritozzo corrucciato fissa i suoi calzini.
Che c'è nini, sono spaiati?
No, non so se li devo cambiare o meno...
In che senso, scusa?
Eh.... da quando non vado più in ufficio e non mi devo vestire bene tutti i giorni ho perso il calcolo dei giorni in cui mi devo cambiare e ora non so più se la roba che ho addosso va bene o no!
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Vi prego, adottate anche voi un ingegnere: hanno tanto, tanto bisogno di affetto.

sabato 21 novembre 2009

Senza parole

E' sera a casa dei campagnoli, jeeg cerca di riaddormentare un Nanno insolitamente garrulo, la Campagnola si gode una sacrosanta doccia. All'uscita della doccia, va a dare il cambio al consunto marito.

- Ecco! Lo sapevo, arrivi tu e guarda che sorriso!
- ...
- Insomma, voglio dire, son qui da mezz'ora che lo intrattengo... sono ben suo padre!
- ...
- A me neanche uno sguardo, entri tu e guarda qua: sorrisi, risatine, tende le manine per toccarti, ti guarda quando ti muovi... è umiliante!
- ...
- Bè, non mi dire che non conto nulla, sono un padre presente io! Però, accidenti, tutti 'sti sorrisi a me non li fa!
-...
- Non dici nulla? Hai la coda di paglia, eh?
- Dunque vediamo: l'ho portato nella pancia per nove mesi, tra nausea e rutti (ricordi che volevi iscrivermi alla Corrida? Avrei avuto un successone, dicevi, se avessi imparato a parlare con i rutti). Mi occupo di lui, 7 giorni su 7, tutto il giorno e, soprattutto, tutta la notte quando somministro la tetta 2- 3 ma anche 7-8 volte di seguito mentre tu ronfi come un compressore e non ti svegli manco coi gavettoni. Gli cambio il pannolino, lo vesto, lo porto in giro, lo coccolo se piange, lo sgrido forte ma poi mi pento e lo bacio ancora di più. Gli preparo le pappe, gli canto le canzoncine, gli leggo i libretti e mi invento mille storie diverse per farlo divertire. Conosco ogni suo umore e cerco di prevenirlo, conosco ogni sua esigenza e cerco di andargli dietro, accorro al primo vagito interrompendo qualunque cosa io stia facendo, e questo da oltre 7 mesi.
Ora.
Non dico che quando entro in stanza si debba inchinare fino a terra gettando petali di rosa dove poso i piedi ma almeno un sorriso, se non altro per educazione, non credi che me lo possa concedere?
- ...
- ...
- Bè? Non dici nulla?
- Allora domani vengono i tuoi a pranzo?

(Campagnola 1- Jeeg 0. Palla al centro e pedalare).

venerdì 7 agosto 2009

L'ingegnere in erba

Dopo 4 anni di matrimonio posso senza dubbio affermare di essere una moglie molto, molto fortunata: Jeeg non ha vizio alcuno, non beve, non fuma, non sperpera lo stipendio in “Gratta e vinci”, non è dipendente né dal calcio né dal Gran Premio.

E' un ragazzo (ehm... un uomo) sobrio e posato, ama fare la spesa e cucinare, tiene in ordine casa e vestiti e da quando è nato il Nanno si è rivelato un padre affettuoso e presente.

In effetti, sembra non avere pecche, ma non fatevi ingannare, sotto una facciata di apparente riservatezza, frugale e moderata, nasconde un animo concupiscente che spasima per un'unica cosa: le piante.

Ahimè sì, Jeeg è posseduto dal demone del giardinaggio ed è un demone avido e frustrato che, non avendo ancora trovato terreno fertile su cui proliferare, si manifesta nei modi più fantasiosi e nei momenti meno opportuni: due piccole castagne di ippocastano nel sacchetto dei giochi del Nanno; una noce raccolta in Trentino posata sullo scolapiatti in cucina; foglie di tiglio, frassino e quercia messe a seccare tra le pagine di Altroconsumo; un barattolo di “Radicante per fiori e piante” sul comodino in camera da letto, accanto ai fazzoletti di carta e l'abat jour, sono i segni che lascia, piccoli ma inequivocabili.

Chiunque di noi si accorgesse di essere abitato da un'ossessione incoercibile farebbe di tutto per liberarsene: esorcismi, disinfestazioni, riti di purificazione, qualunque cosa pur di mettersi l'animo in pace.

Jeeg no.

Jeeg è un ingegnere.

E come tutti gli ingegneri affronta i casi della vita con puntiglioso rigore.

E così, dopo “La grande enciclopedia del Giardinaggio” è stata la volta di “Alberi da Frutta”, “Il mio Orto”, “Il Giardiniere dilettante” e di una cospicua serie di libercoli monotematici sulle piante grasse, le bulbose, le rose e le magnolie.

Ho intravisto anche un calendario per la semina di tipo steineriano.

L'ingegnere ha letto tutto.

Analizzato.

Imparato.

Confrontato foglie e corteccie, tipi di petali, di impollinazione e linfa.

Ha raccolto terriccio, gusci, rametti, talee, noci e bacche di ogni forma e colore.

Si è abbonato a “Terre campagnole” e registrato su www.giardinaggio.it

E ora sa.

E' homo botanicus fatto e finito.

Capita di camminare per un viale alberato e lui, incurante del Nanno che urla o piange, snocciola il nome di ogni albero e illustra con dovizia di particolari il tipo di foglie, il colore della corteccia, il mese di fioritura.

Pone interrogativi inquietanti tipo “Da cosa distingui l'ailanto dal frassino?” oppure “Come mai la corteccia di questa betulla è così bianca?” o ancora “Qual'è il mese di fioritura delle robinie?”.

Naturalmente sono domande retoriche, non si aspetta risposta alcuna.

Io ammicco, annuisco, comprendo e incoraggio.

In realtà, punto tutto sul nanno: il mio obiettivo è semplice, fare del Nanno il suo più grande fan, figlio devoto e ammiratore incontrastato.

Tale padre, tale figlio, perchè due giardinieri is meigl che uan.

lunedì 6 ottobre 2008

Il nuovo gioco dell'ingegnere

Non è quello che pensate, giuro.
Gli ingegneri si divertono in tanti modi, alcuni non proprio ehm... come dire ortodossi, ma il mio adorato maritozzo ne ha trovato uno davvero speciale.
Antefatto: i campagnoli giulivi, vittime zerbinate di un idraulico tiranno e con le idee democratiche di Barbablù, hanno acquistato n. 15 caloriferi in ghisa per la casa nuova. Ora, per chi fosse nato dopo il 1960 e non avesse mai visto dei caloriferi nel suddetto materiale, sappiate che la ghisa va dipinta con un apposito smalto, resistente al calore.
Immaginate i 15 caloriferi, pesanti come i Menhir di Obelix, pieni di tubi e tubicini, di color grigiastro, tutti schierati nel salone in attesa di essere dipinti a manina, con apposito pennellino ricurvo, dal solerte ingegnere, che per l'occasione si è munito di 1 settimana di ferie.
Arriva il primo giorno, l'ingegnere parte e cominica a dipingere, pennelin pennelleto, tubicin tubicetto, a fine mattinata ha dipinto 3 caloriferi.
In mensa, il luogo in cui si riunisce il mio gruppo di autoaiuto "La campagna for DUMMIES", i colleghi mi chiedono della casa: allora, come la va? Eh, l'ingegnere dipinge a mano i caloriferi in ghisa... A MANOOOOOO???? MA COME A MANOOOOO???? MA NON AVETE UN COMPRESSOREEEEE?????
Ora, io quando fanno così li strozzerei tutti, uno per uno.
Che cavolo ne so io del compressore??? Che cos'è un compressore?Secondo voi in città conosco qualcuno con un compressore???
Ma tutti hanno un compressore, daaaiiii, serve a gonfiare le gomme, a lavare la macchina, a pulire le piastrelle, a pitturare, a spruzzare solventi... Ce l'ho anche io!!! gongola trionfante Sotuttoio, la mia collega!
Mi danno le istruzioni: compra un compressore così e così, grande cosà, con il kit per pitturare, lo vai a comprare da Mimmo, digli che ti mando io.
Detto fatto: informo l'ingegnere che, tempo 2 ore, torna a casa con un bel compressore.
Il giorno dopo in una sola mattinata dipinge 9 caloriferi, alleluja.
E la sera a casa il maritozzo non fa che parlare: ma tu lo vedessi, ma com'è bello, ma com'è potente, ma come faccio presto a dipingere... ah! il mio nuovo gioco!!! Vedi ad esempio, se l'avessi qui adesso, ci pulirei l'insalata!!!

Certo, rispondo io, visto che tutti i miei colleghi ne hanno uno, qualcuno ce lo poteva anche prestare....
MA SEI MATTA!? Ma il compressore è come un paio di mutande, non si presta a nessuno!!!!

Anche il mio ingegnere io non lo presterei a nessuno....

giovedì 31 gennaio 2008

Una Rottenmaier in bagno


Se a Natale, o in qualsiasi altra occasione siete a corto di idee, permettetemi di suggerirvi un bel regalo, che allieterà le vostre mattine e metterà il buon umore in famiglia.
Vi parlo della famosa bilancia pesa persone di marca NAZI, modello Rottenmaier.
Regalata a Natale da ignari genitori si è installata in bagno al posto della storica pesapersone, buonanima, onesta e lavoratrice, che se potessi la recupererei dal cassonetto e getterei la Rottenmaier tra le fiamme.
E' una gran bella bilancia, tutto sommato, cromata, leggera, moderna, con un ampio display su cui leggere il proprio peso a caratteri cubitali.
Il primo giorno vede un Jeeg entusiasta salire in piagiama sulla nuova bilancia e iniziare la procedura di registrazione utente:
- ok, salgo, sì non mi conosci, piacere sono Jeeg , ecco premo qui... memorizzo... fatto!
- BENVENUTO UTENTE 1 - PESI 75 KILI
Il giorno dopo, uguale:
- ciao, sono di nuovo io, eccomi qui... allora, quanto peso?
CHI SEI
- Come chi sono, sono quello di ieri, utente 1.
IDENTIFICARSI, PREGO
- Sono utente 1, idiota di una bilancia, mi sono registrato ieri, non mi riconosci?
UTENTE SCONOSCIUTO- SERVIZIO NON DISPONIBILE
- Ma porcaccia... uff, vabbè, mi registro di nuovo....ok, ecco fatto. Allora quanto peso?
UTENTE 1 - MEMORIZZATO- PESI 74 KILI

E Jeeg è bello contento. Poi gli viene l'influenza, sta a letto 1 settimana, mangia a stento e poco.

Una settimana dopo, alle 6 di mattino, col suo bel pigiamino, sale sulla bilancia, pregustandosi il notevole calo di peso:
- eccomi qua, allora quanto peso?
CHI SEI
- come chi sono??? Sono sempre io, brutto pezzo di ferro, sempre lo stesso, hai capito?!?
IDENTIFICARSI, PREGO
- ma sono iooooooooooo!!!!! questa BIIIIP di bilancia non funzionaaaaaaa porca BIIIIIP
UTENTE SCONOSCIUTO- SERVIZIO NON DISPONIBILE
- io ti strozzoooooooooo....

Ma Jeeg è ingegnere di rimuginio efficace e dopo qualche ora... eureka!!! mi comunica che ha risolto il problema: quando si perde troppo peso la bilancia non ti riconosce più e perde la memorizzazione. Cioè, se uno perde di più di un kilo lei pensa che stia mentendo, la stia truffando, probabilmente pensa che stia chiamando il vicino di casa per dimostrarle che ha perso peso. Quindi bisogna trovare un modo per calare di peso poco alla volta, di modo che lei si fidi e continui a tenere l'utente in memoria.

Il giorno dopo, con un ghigno satanico, Jeeg sale sulla Rottenmaier:
- eccomi qua, inutile pezzo di ferro, allora quanto peso?
CHI SEI
- ahaahh, non mi riconosci eh? ecco qui... indosso l'accappatoio...
AH, SEI TU UTENTE 1 - PESI 74 KILI
- perfetto... ora tolgo l'accappatoio... ora quanto peso?
UTENTE 1, PESI 72,8 KILI - BRAVO HAI PERSO PESO

Questa pantomima si ripete tutte le mattine: Jeeg sale sulla bilancia, mette l'accappatoio, si pesa, toglie l'accappatoio, si ripesa, verifica il suo peso.
E poi gode del risultato. Sì, perchè mi sono dimenticata di dirvi che la Rottenmaier non si limita a comunicare l'aumento o il calo di peso in modo neutrale, facendosi i fatti suoi come tutte le bilance del mondo, nono, lei deve dire la sua ad ogni costo. E così, se sei aumentato accende una feroce luce rossa, mortificante e greve di sensi di colpa e se hai perso peso accende una bella luce verde, a complimentarsi con te. Se sei rimasto uguale ti ignora, con una luce arancione senza infamia e senza lode.
A questo siamo arrivati: al posto della nonna che ti rimpinza perchè sei magro come uno stecco, o della moglie, che ti critica la pancia, abbiamo una bella bilancia ottusa e impicciona che non si fida di te, ti tratta come un demente e alla fine ti umilia anche con il semaforo rosso!

lunedì 29 ottobre 2007

Risky business (affari pericolosi)

Sto per inimicarmi metà della famiglia, pazienza, è giunto il momento di fare outing e dichiarare al mondo la mia difficile condizione di moglie di ingegnere.
Andiamo con ordine.
Mio papà è ingegnere, mio nonno materno è ingegnere, mio zio Boss è ingegnere, così come mio zio Il Giusto e lo zio Scroogy. Uno dice, sapevi a cosa andavi incontro. Okkey, okkey, chi è causa del suo mal pianga se stesso, è inutile piangere sul latte versato e via di seguito.
Premetto che non ho nulla di personale contro gli ingegneri, ci mancherebbe, anzi li trovo particolarmente razionali, organizzati, puliti, spiritosi e stimolanti.
Restano tuttavia ingegneri.
Ieri sera, insieme a Jeeg, ho deciso di preparare la marmellata di mele cotogne, la ricetta diceva:

3 kili di mele, 1 kilo di zucchero
Pulite le mele cotogne e fatele cuocere a fuoco lento insieme allo zucchero, in una padella antiaderente finché non saranno cotte. Invasate e conservate in un luogo fresco ed asciutto.

Basta, niente altro.
Andiamo al supermercato, a comprare i vasetti: Jeeg fa un complicatissimo calcolo, trasformando i kili delle mele in litri, il peso dello zucchero in acqua, sommando i litri di mele e quelli di zucchero e decide di comprare 6 vasetti, per un totale di 3 kili. Mi sembrano tanti, ma non insisto, il capo è lui, lui calcola io eseguo.
Puliamo le mele, poi gli dico, mettile nel pentolone con lo zucchero, coprile e lasciamo cuocere.
Jeeg mi chiede se ci mettiamo dell'acqua, no, la ricetta non la prevede. Se sicura? perchè forse è meglio mettercela. No, non ci vuole acqua.
Passano 5 minuti.
Io ci metterei dell'acqua, perchè comunque le mele sono asciutte, lo zucchero è solido... Non ci vuole acqua, come te lo devo dire? Ma quando facciamo la salsa ci vuole, ma questa è marmellata, non ci vuole acqua. Io ce la metterei.
Passano 5 minuti.
Però forse con un po' d'acqua... AAAARGGGHHHHH.
Questo per dire che l'ingegnere non molla.
Mai.
Se ha un'idea, se nella sua testa la composizione chimica di un qualunque cibo, oggetto, prodotto prevede certe operazioni bisogna farle assolutamente.
La flessibilità non è prevista, l'approssimazione neppure, la creatività non ne parliamo.
Alla fine, dopo che le mele hanno dato circa 8 litri d'acqua che si è asciugata lentamente, le abbiamo invasettate.
Ps. Per la cronaca, erano sufficienti 3 vasetti, non 6.
E ora sparatemi pure.