L'elettrauto, in effetti, era parecchio perplesso:
- Fatemi capire bene cosa volete, che al momento non mi è tanto chiaro. Volete che vi installi un vetro dentro la macchina?
- Sì, un vetro antiproiettile, proprio qui, dietro i sedili del conducente e del passeggero;
- Cioè voi volete un vetro che vi separi dai sedili dietro, giusto?
- Sì, come quello delle limousine, che si alza a comando e isola i passeggeri;
- Ah. A comando. Uhm. Uhm. Uhm. Siete sicuri eh?
- Sì Vogliamo un vetro spesso, scuro e isolante che si alza a comando e divide l'abitacolo in due.
La faccia dell'eletrauto era chiarissima: ma che cazzarola ve ne fate?!?
- Senta, si può fare oppure no?
- Fare si può fare, ma vi costerà
- Non importa, paghiamo quello che vuole.
Dopo una settimana la macchina era pronta:
- E questo è il telecomando, vedete? Basta schiacciare qui... e taac! Il vetro si alza e si fissa qui in alto, su questa guida;
- E' resistente?
- Anti proiettile, antirumore, antigraffio, anti tutto. Potrebbe venirvi addosso un hammer e non vi accorgereste di nulla
- Perfetto! Quanto le dobbiamo?
- Sono 6500 €
- A lei, grazie
- Saluto
Ci guarda andare via, le mani sui fianchi. Scote la testa, si rimette al lavoro.
Il giorno seguente saliamo in macchina, tutti e 4, bambini dietro, inge al volante, io lato passeggero.
Dopo soli 5 minuti inizia la solita camurria:
- mamma, ho sete, mi dai un succo
- Topo, andiamo solo a fare la spesa, resisti 5 minuti
- mamma, mi è caduto lo squalo, me lo prendi?
- ciccio non ci arrivo, è rotolato sotto al sedile
- mamma, perchè qui passa il treno?
- mamma, il mio squaloooo
- mamma, guadda tattoiiiii
- mamma, devo fare cacca
- mamma, lui mi ha preso la macchinina...
- IO CE L'AVEVO IOOOO
- MAMMAMMAAAAAA UFFAAAAA MA QUANDO ARRIVIAMOOOOO
- MAMMMMMMMMMAAAAAAAAAAAAAAA
Guardo l'inge. Fa cenno di sì con la testa. Schiaccio il tasto del telecomando, bzzzz.... il vetro si alza e sigilla la macchina.
Ahhhhh, il silenzio.
Accendo il cd, Eine kleine Nachtmusik di Mozart si diffonde dalle casse.
Dietro, l'apocalisse. Lo vedo dalle facce, stanno urlando a squarciagola mentre si strappano dalle mani la macchinina e il trattore: non si sente nulla.
Guardo fuori dal finestrino il vento che passa sulle acacie, l'inge mi sorride. Finalmente la pace.
Poi mi sveglio tutta sudata.
mercoledì 21 agosto 2013
lunedì 19 agosto 2013
Di assenza e fogliolone
E' proprio vero che le persone non si conoscono mai fino in fondo e che a volte ci vuole un evento speciale per avere un barlume di ciò che sono in realtà.
Il Ciccionetto, ad esempio, è sempre stato etichettato (sì, etichettato, so che non si dovrebbe, che si limità la sua individualità, bla bla bla) come pacioso, pacioccone, statico, tranquillo, apatico, inerte, abulico, lamentoso, mutanda stretta.
Non è un granchè, neh. Rispetto a quella mina impazzita del fratello, forse per effetto ottico, a volte sembra dipinto.
Epperò.
Sono bastati pochi giorni di assenza del Topolo per vederlo completamente trasformato: allegro, canterino, gran parlatore, colui che non muoveva un passo trasformato in camminatore, corridore e saltatore. Da muto con pollice in bocca a oratore inarrestabile.
Al ritorno del fratello, d'incantesimo, tornava quello di prima: statua di sale, muta e ciucciolosa.
Poi nuova settimana di ferie del fratello maggiore: ri-trasformazione globale. Qualcuno lo trova anche cresciuto, da una settimana all'altra. Tutti notano la verve e l'accattivante simpatia.
Ma guarda un po'.
Probabilmente l'ombra di una foglia enorme, ipertofica e autoreferenziata come quella del Topolo non lascia gran nutrimento agli altri e, come tutte le piante che si rispettino, bastano pochi giorni di sole, acqua e cure amorevoli per sviluppare radici e autostima.
Si vede anche che l'ebbrezza di ritrovarsi figlio unico, per chi è eternamente secondo, è talmente inebriante che stimola crescita e neuroni.
In compenso, una settimana di permanenza del Topolo con il cugino più piccolo ha aperto gli occhi del suddetto sul fratello minore: toh, deve essersi detto, a casa ne ho uno uguale. Potrei quasi giocarci assieme.
E così, alla fine di agosto, ci ritroviamo con due figli diversi: uno più forte, coraggioso, più alto e decisamente più consapevole di sè stesso e del suo posto, l'altro con gli occhi in basso a cercare la compagnia del minore.
Permettetemi tuttavia di esprimere un ultimo desiderio: hai visto mai che la nonnitudine se li porti via entrambi, l'estate prossima.
Magari trovano cresciuti anche noi, dopo.
Il Ciccionetto, ad esempio, è sempre stato etichettato (sì, etichettato, so che non si dovrebbe, che si limità la sua individualità, bla bla bla) come pacioso, pacioccone, statico, tranquillo, apatico, inerte, abulico, lamentoso, mutanda stretta.
Non è un granchè, neh. Rispetto a quella mina impazzita del fratello, forse per effetto ottico, a volte sembra dipinto.
Epperò.
Sono bastati pochi giorni di assenza del Topolo per vederlo completamente trasformato: allegro, canterino, gran parlatore, colui che non muoveva un passo trasformato in camminatore, corridore e saltatore. Da muto con pollice in bocca a oratore inarrestabile.
Al ritorno del fratello, d'incantesimo, tornava quello di prima: statua di sale, muta e ciucciolosa.
Poi nuova settimana di ferie del fratello maggiore: ri-trasformazione globale. Qualcuno lo trova anche cresciuto, da una settimana all'altra. Tutti notano la verve e l'accattivante simpatia.
Ma guarda un po'.
Probabilmente l'ombra di una foglia enorme, ipertofica e autoreferenziata come quella del Topolo non lascia gran nutrimento agli altri e, come tutte le piante che si rispettino, bastano pochi giorni di sole, acqua e cure amorevoli per sviluppare radici e autostima.
Si vede anche che l'ebbrezza di ritrovarsi figlio unico, per chi è eternamente secondo, è talmente inebriante che stimola crescita e neuroni.
In compenso, una settimana di permanenza del Topolo con il cugino più piccolo ha aperto gli occhi del suddetto sul fratello minore: toh, deve essersi detto, a casa ne ho uno uguale. Potrei quasi giocarci assieme.
E così, alla fine di agosto, ci ritroviamo con due figli diversi: uno più forte, coraggioso, più alto e decisamente più consapevole di sè stesso e del suo posto, l'altro con gli occhi in basso a cercare la compagnia del minore.
Permettetemi tuttavia di esprimere un ultimo desiderio: hai visto mai che la nonnitudine se li porti via entrambi, l'estate prossima.
Magari trovano cresciuti anche noi, dopo.
martedì 30 luglio 2013
In piscina con Santa Teresa
E poi, alla fine, viene il tempo in cui un gruppuscolo di neuroni riesce ad affrancarsi dalla prole e ad avere vita propria, tipo pensare.
Oggi pomeriggio a TreeObvious, nella cascante piscina comunale, ho avuto comodamente il tempo di guardarmi attorno e pazienza se era meglio che i neuroni fossero rimasti appiccicati ai nani, io le mamme che ho visto ve le racconto lo stesso:
C'era la mamma Santa Teresa, estatica, al posto di una mano le era cresciuto uno smartphone col quale scattava alla velocità di 650 foto al minuto, lanciando gridolini di gioia ad ogni sbuffo emanato dalla creatura e quasi svenendo orgasmica ad un suo maldestro tentativo di nuotata. Ha tipicamente figli sotto i 12 mesi, cammina nel tunnel ancora con la luce proveniente dall'esterno, ignora che sta per sfracellarsi contro il muro del tedio, della stanchezza e, soprattutto, dei terrible two. Porella.
Accanto a lei sedeva mamma Morten Harket:
- Mamma, guarda che tuffo! - A-AH, rispondeva lei.
- Mamma, guarda, vado sott'acqua! - A-AH, ribatteva lei.
- Mamma, annego!
- A-AH
- Mamma, mi sento male!
- A-AH
- Mamma, guarda un triplo salto carpiato con avvitamento a spirale rovesciata!
- A-AH
Inamovibile, insormontabile, inarrivabile, alla mamma A-AH niente ci fa, niente ci intteressa, niente ci muove. Probabilmente è vuota dentro, pronta per la tassidermia.
La mamma E.R. invece parcheggerebbe volentieri l'ambulanza a bordo piscina, pronta ad ogni evenienza perchè non si sa mai. E' un flusso ininterrotto di ti senti bene, ti sei fatto male, hai fame, hai sete, haifreddocaldolabbraviolamangiatodapocotimuovitroppoetroppopoco.
Teme il sole, il caldo e il cloro. Ha orrore dei tuffi, raccapriccio dei germi, disgusto della pipì nell'acqua bassa e, naturalmente, paura di tutto. Se potesse tumulerebbe i suoi figli in un sarcofago sterile e li ostenterebbe soltanto a Pasqua e Natale.Tristezza.
C'è poi mamma SKY, orientata verso il sole, incartapecorita e rinsecchita come una prugna, sigaretta in bocca e cellulare all'orecchio. Raglia ordini secchi e perentori, bellamente ignorati dai figli teppisti, terrore della piscina bassa e di tutte le altre mamme. Mamma SKY non si alza, non mangia, non beve. Anche se i figli sono alla piscina grande, lontana centinaia di metri, non smette di ripetere non correre, attento, non tuffarti, ti fai male, se vengo lì le prendi, guarda che non sto ridendo, aspetta che viene tuo padre. TSO subito.
Infine, la mia preferita, mamma Bill Murray. Probabilmente prima di sette fratelli, non si scompone di niente. Ha uno stuolo di nani appresso, che gestisce con la flemma di un pittore indeciso tra il giallo ocra e il terra di siena. Recupera il figlio che giace a tre metri di profondità dandogli due colpetti sulla spalla, separa due bimbette che si stanno morsicando per il possesso di Barbie BayWatch prendendole sotto le braccia e adagiandole sull'asciugamano. Sorride, annuisce, è empatica e assertiva. E quando viene l'ora della merenda elargisce cibo a destra e manca circondata da nanetti allegri e sereni. Invidiabile.
Io naturalmente vorrei tanto essere una Bill Murray. Purtroppo credo di piazzarmi tra E.R. e Santa Teresa. Ci stiamo lavorando.
Oggi pomeriggio a TreeObvious, nella cascante piscina comunale, ho avuto comodamente il tempo di guardarmi attorno e pazienza se era meglio che i neuroni fossero rimasti appiccicati ai nani, io le mamme che ho visto ve le racconto lo stesso:
C'era la mamma Santa Teresa, estatica, al posto di una mano le era cresciuto uno smartphone col quale scattava alla velocità di 650 foto al minuto, lanciando gridolini di gioia ad ogni sbuffo emanato dalla creatura e quasi svenendo orgasmica ad un suo maldestro tentativo di nuotata. Ha tipicamente figli sotto i 12 mesi, cammina nel tunnel ancora con la luce proveniente dall'esterno, ignora che sta per sfracellarsi contro il muro del tedio, della stanchezza e, soprattutto, dei terrible two. Porella.
Accanto a lei sedeva mamma Morten Harket:
- Mamma, guarda che tuffo! - A-AH, rispondeva lei.
- Mamma, guarda, vado sott'acqua! - A-AH, ribatteva lei.
- Mamma, annego!
- A-AH
- Mamma, mi sento male!
- A-AH
- Mamma, guarda un triplo salto carpiato con avvitamento a spirale rovesciata!
- A-AH
Inamovibile, insormontabile, inarrivabile, alla mamma A-AH niente ci fa, niente ci intteressa, niente ci muove. Probabilmente è vuota dentro, pronta per la tassidermia.
La mamma E.R. invece parcheggerebbe volentieri l'ambulanza a bordo piscina, pronta ad ogni evenienza perchè non si sa mai. E' un flusso ininterrotto di ti senti bene, ti sei fatto male, hai fame, hai sete, haifreddocaldolabbraviolamangiatodapocotimuovitroppoetroppopoco.
Teme il sole, il caldo e il cloro. Ha orrore dei tuffi, raccapriccio dei germi, disgusto della pipì nell'acqua bassa e, naturalmente, paura di tutto. Se potesse tumulerebbe i suoi figli in un sarcofago sterile e li ostenterebbe soltanto a Pasqua e Natale.Tristezza.
C'è poi mamma SKY, orientata verso il sole, incartapecorita e rinsecchita come una prugna, sigaretta in bocca e cellulare all'orecchio. Raglia ordini secchi e perentori, bellamente ignorati dai figli teppisti, terrore della piscina bassa e di tutte le altre mamme. Mamma SKY non si alza, non mangia, non beve. Anche se i figli sono alla piscina grande, lontana centinaia di metri, non smette di ripetere non correre, attento, non tuffarti, ti fai male, se vengo lì le prendi, guarda che non sto ridendo, aspetta che viene tuo padre. TSO subito.
Infine, la mia preferita, mamma Bill Murray. Probabilmente prima di sette fratelli, non si scompone di niente. Ha uno stuolo di nani appresso, che gestisce con la flemma di un pittore indeciso tra il giallo ocra e il terra di siena. Recupera il figlio che giace a tre metri di profondità dandogli due colpetti sulla spalla, separa due bimbette che si stanno morsicando per il possesso di Barbie BayWatch prendendole sotto le braccia e adagiandole sull'asciugamano. Sorride, annuisce, è empatica e assertiva. E quando viene l'ora della merenda elargisce cibo a destra e manca circondata da nanetti allegri e sereni. Invidiabile.
Io naturalmente vorrei tanto essere una Bill Murray. Purtroppo credo di piazzarmi tra E.R. e Santa Teresa. Ci stiamo lavorando.
martedì 9 luglio 2013
Il post del TG1 ( o di Studio Aperto, se preferite)
Ok, fa caldo.
Sono quasi le 9 di sera e il termometro segna ancora 29°.
Il sole deve ancora tramontare e, visto che gli alberi che abbiamo piantato quando ci siamo trasferiti qui fanno ombra solo agli omini lego e la faranno agli umani fra 20 anni circa, fa un caldo assassino.
E allora vi beccate il post del TG1, luoghi comuni e banalità come se piovesse (magari, ahah).
Sapete già che dovete portare i nonni alla coop alle 9 del mattino e passare a riprenderli alle 5 di pomeriggio, chiedete se hanno fatto merenda, mi raccomando.
Sapete anche che fa insolitamente caldo, eppure siamo a luglio, che tempo del piffero. E sono iniziati i saldi, e la gente se ne sta al mare o in montagna, e i turisti invadono le città d'arte e ci sarà l'esodo e anche il controesodo. Perbacco, ma siete informatissimi!
Quello che non sapete, e ora ve lo dico io, è che i bambini sono tutti diversi. Lo sapevate? Macchè, dovevo arrivare io a scuotervi le sinapsi e fibrillarvi i neuroni.
Parlo dei fratelli, eh, mica bambini di pianeti diversi.
Uno è casinista, l'altro è tranquillo. Uno corre e salta ma non dice una parola, l'altro sembra impagliato ma parla come umberto eco.
Ma ancora non vi ho detto tutto.
Uno ha smesso il pannolone in 2 settimane, siore e siori, l'altro sta impiegando 2 settimane solo a trovarsi il pisello. Ullallà, che roba eh.
Uno gioca e chiacchiera da solo, l'altro quando è da solo si sdraia sul divano e inizia a lamentarsi come Harry quando guarda Casablanca*.
Uno è color nivea, l'altro color carlo conti.
Uno coi muscoli sodi e scolpiti, l'altro sembra la pasta della pizza ma troppo annacquata.
E insomma.
Sono diversi, eh. Se non fosse che sono usciti dalla mia stessa pancia, signora mia, le direi che son di 2 madri diverse.
Ma tant'è.
Però non dan problemi, sa?
Del resto, figli piccoli problemi piccoli, figli grandi problemi grandi.
* "Harry ti presento Sally"
Sono quasi le 9 di sera e il termometro segna ancora 29°.
Il sole deve ancora tramontare e, visto che gli alberi che abbiamo piantato quando ci siamo trasferiti qui fanno ombra solo agli omini lego e la faranno agli umani fra 20 anni circa, fa un caldo assassino.
E allora vi beccate il post del TG1, luoghi comuni e banalità come se piovesse (magari, ahah).
Sapete già che dovete portare i nonni alla coop alle 9 del mattino e passare a riprenderli alle 5 di pomeriggio, chiedete se hanno fatto merenda, mi raccomando.
Sapete anche che fa insolitamente caldo, eppure siamo a luglio, che tempo del piffero. E sono iniziati i saldi, e la gente se ne sta al mare o in montagna, e i turisti invadono le città d'arte e ci sarà l'esodo e anche il controesodo. Perbacco, ma siete informatissimi!
Quello che non sapete, e ora ve lo dico io, è che i bambini sono tutti diversi. Lo sapevate? Macchè, dovevo arrivare io a scuotervi le sinapsi e fibrillarvi i neuroni.
Parlo dei fratelli, eh, mica bambini di pianeti diversi.
Uno è casinista, l'altro è tranquillo. Uno corre e salta ma non dice una parola, l'altro sembra impagliato ma parla come umberto eco.
Ma ancora non vi ho detto tutto.
Uno ha smesso il pannolone in 2 settimane, siore e siori, l'altro sta impiegando 2 settimane solo a trovarsi il pisello. Ullallà, che roba eh.
Uno gioca e chiacchiera da solo, l'altro quando è da solo si sdraia sul divano e inizia a lamentarsi come Harry quando guarda Casablanca*.
Uno è color nivea, l'altro color carlo conti.
Uno coi muscoli sodi e scolpiti, l'altro sembra la pasta della pizza ma troppo annacquata.
E insomma.
Sono diversi, eh. Se non fosse che sono usciti dalla mia stessa pancia, signora mia, le direi che son di 2 madri diverse.
Ma tant'è.
Però non dan problemi, sa?
Del resto, figli piccoli problemi piccoli, figli grandi problemi grandi.
* "Harry ti presento Sally"
martedì 2 luglio 2013
Il giorno che la scuola era vuota
Immaginate un paesino su un cucuzzolo.
Il paesino, in pieno stile medievale, ha tutto ciò che non deve mancare a un tipico paesino di cucuzzolo nel Nord Italia: un castello, una chiesa, un piccolo centro storico, la posta, l'alimentari, la farmacia e il bar. La banca no. Ma una giunta che si porta a casa l'impossibile sì, ma non divaghiamo.
Ieri, in un pomeriggio d'estate baciato da un venticello delizioso, suono alla porta della materna.
Una volta.
Due.
Tre, quattro cinque.
Nesssuna risposta.
Guardo atraverso la finestra del primo piano: 15 piccoli lettini sono ordinatamente disposti con il lenzuolino e le federe: vuoti.
Provo a telefonare, ma gli squilli sono vani.
Chiamo la maestra Puffetta al cellulare, nessuna risposta.
Nessun rumore, nessuno schiamazzo: la scuola è deserta.
Arriva il nonno di Andrea: e dove sono i bambini? mi chiede.
Non ne ho la più pallida idea.
Forse al parco Brontolo? No, ci andavano stamattina.
Forse ai giardini della cantina sociale? No, ci andavano ieri.
Quanti nipoti ha dentro? Uno, mi dice lui. E lei?
Io 2 figli. Ah, fa lui.
Ci sediamo su un muretto, le gambe che dondolano, lo sguardo a terra.
Non sono preoccupata, ci mancherebbe, che cosa vuoi che succeda a Bontalla Morbida, 706 abitanti? Anzi, quei pochi minuti guadagnati, nel silenzio del pomeriggio, tutti per me, senza nessun senso di colpa sono quasi piacevoli.
Arriva la mamma di Claramilla. Poi quella di Matteo.
Alla fine siamo tutti lì, fuori dalla scuola a chiederci che fine hanno fatto 24 nanetti sotto il metro e 10 e quelle sciroccate delle maestre.
Alle 16:40, giulive come paperelle di stagno, si presentano le 2 maestre, con i bimbi al seguito:
- Eravamo andate a casa della nonna di Milena e Maela, ha un bel giardino, sapete?
Ecco.
Finita la pacchia, bè diciamo che un regalo di 42 minuti di tempo libero non capiterà mai più.
- Volevo dirti - mi dice maestra Puffetta - che oggi abbiamo fatto la battaglia con i palloncini e le pistole ad acqua...
- Oggi?!? Ma non lo sapevo, non ho portato nè il costume, nè l'asciugamano, nè il cambio... nemmeno le pistole ad acqua!
- Eh, infatti il Topolo non aveva nulla
- E come hai fatto?
- L'ho denudato
- Cioè?
- Cioè l'ho spogliato nudo, gli ho dato la pistola di un altro bimbo e l'ho fatto giocare. Poi ho lasciato che si asciugasse al sole
- Gli hai fatto fare la battaglia con i gavettoni tutto nudo? Al parco Brontolo? Ma perchè non mi hai detto che la battaglia era oggi?
- Ma io l'ho detto...
- A chi...
- A TUO/ MIO MARITO! - diciamo all'unisono
- Eh.
- Ah.
- Bè.
- E già.
- La prossima volta lo dico a te
- Sì, la prossima volta lo dici a me.
Ok, ciao. Ciao.
E con l'immagine di un Topolo nudo e glabro che combatte a gavettoni e pistola ad acqua al parco Brontolo con tutto il paese che passa intorno me li porto a casa.
Che bella la vita nei pomeriggi d'estate.
Il paesino, in pieno stile medievale, ha tutto ciò che non deve mancare a un tipico paesino di cucuzzolo nel Nord Italia: un castello, una chiesa, un piccolo centro storico, la posta, l'alimentari, la farmacia e il bar. La banca no. Ma una giunta che si porta a casa l'impossibile sì, ma non divaghiamo.
Ieri, in un pomeriggio d'estate baciato da un venticello delizioso, suono alla porta della materna.
Una volta.
Due.
Tre, quattro cinque.
Nesssuna risposta.
Guardo atraverso la finestra del primo piano: 15 piccoli lettini sono ordinatamente disposti con il lenzuolino e le federe: vuoti.
Provo a telefonare, ma gli squilli sono vani.
Chiamo la maestra Puffetta al cellulare, nessuna risposta.
Nessun rumore, nessuno schiamazzo: la scuola è deserta.
Arriva il nonno di Andrea: e dove sono i bambini? mi chiede.
Non ne ho la più pallida idea.
Forse al parco Brontolo? No, ci andavano stamattina.
Forse ai giardini della cantina sociale? No, ci andavano ieri.
Quanti nipoti ha dentro? Uno, mi dice lui. E lei?
Io 2 figli. Ah, fa lui.
Ci sediamo su un muretto, le gambe che dondolano, lo sguardo a terra.
Non sono preoccupata, ci mancherebbe, che cosa vuoi che succeda a Bontalla Morbida, 706 abitanti? Anzi, quei pochi minuti guadagnati, nel silenzio del pomeriggio, tutti per me, senza nessun senso di colpa sono quasi piacevoli.
Arriva la mamma di Claramilla. Poi quella di Matteo.
Alla fine siamo tutti lì, fuori dalla scuola a chiederci che fine hanno fatto 24 nanetti sotto il metro e 10 e quelle sciroccate delle maestre.
Alle 16:40, giulive come paperelle di stagno, si presentano le 2 maestre, con i bimbi al seguito:
- Eravamo andate a casa della nonna di Milena e Maela, ha un bel giardino, sapete?
Ecco.
Finita la pacchia, bè diciamo che un regalo di 42 minuti di tempo libero non capiterà mai più.
- Volevo dirti - mi dice maestra Puffetta - che oggi abbiamo fatto la battaglia con i palloncini e le pistole ad acqua...
- Oggi?!? Ma non lo sapevo, non ho portato nè il costume, nè l'asciugamano, nè il cambio... nemmeno le pistole ad acqua!
- Eh, infatti il Topolo non aveva nulla
- E come hai fatto?
- L'ho denudato
- Cioè?
- Cioè l'ho spogliato nudo, gli ho dato la pistola di un altro bimbo e l'ho fatto giocare. Poi ho lasciato che si asciugasse al sole
- Gli hai fatto fare la battaglia con i gavettoni tutto nudo? Al parco Brontolo? Ma perchè non mi hai detto che la battaglia era oggi?
- Ma io l'ho detto...
- A chi...
- A TUO/ MIO MARITO! - diciamo all'unisono
- Eh.
- Ah.
- Bè.
- E già.
- La prossima volta lo dico a te
- Sì, la prossima volta lo dici a me.
Ok, ciao. Ciao.
E con l'immagine di un Topolo nudo e glabro che combatte a gavettoni e pistola ad acqua al parco Brontolo con tutto il paese che passa intorno me li porto a casa.
Che bella la vita nei pomeriggi d'estate.
domenica 30 giugno 2013
16 anni dopo...
16 anni dopo l'ultima ora di lezione tornare a mettere le chiappe su una sedia, gli occhi su una lavagna le mani su una penna per prendere appunti è, bè, quanto meno alienante.
16 anni, santa cleopatra, 16 anni sono tanti.
Non ci sono manco più le lavagne, per dire.
Mi guardo intorno, ho almeno 10 anni più degli altri. Una vita. In alcuni casi anche un marito, più degli altri, E due figli,
E una casa e un mutuo e la spesa da fare e le bollette e un nano con la febbre e la roba in lavanderia e la cena e pochissimo tempo.
Perchè io - ho - pochissimo - tempo.
Non certo giorni, nemmeno ore. Siamo sull'ordine dei minuti. E guardo le ragazze accanto a me, sembra abbiano l'eternità davanti, un'eternita infinita fatta di serate e pomeriggi e notti tutte intere e cene e aperitivi e week end.
Io ero così, tutti eravamo così, il tempo era largo, largo e luuuuuuunghissimo, studiare richiedeva ore, giorni, mesi, un appello dopo l'altro, sottolineare, rileggere, ripassare, ripetere. Saltavi un appello, andavi a quello dopo. Tu, solo, nel tuo tempo e nel tuo studio.
16 lunghissimi anni dopo sei ridotto ai minuti, pochissimi, strettissimi minuti che non sono manco tuoi, sono rubati, presi in prestito ai bambini alla cena al sonno a te stesso. Ma te stesso non esisti più già da un po', a ben vedere, perciò quei minuti decisamente tuoi non sono.
E quanto vuoi studiare in minuti? Perciò la strategia è una sola: stare attenta a lezione. Attentissima, direi, spasmodicamente concentrata e pietrificata davanti al prof con l'unico intento di inculcare tutto e subito in quel manipolo di coraggiosi neuroni sopravvissuti all''ultima decade.
Perciò scegli il primo banco, quello che hai schifato per tutta la carriera scolastica. Tu VUOI quel banco non solo per aderire al prof come la pellicola dello smartphone ma anche, tristemente, per non crollare addormentata. Diciamolo: un sonno così non l'avevi mai avuto in tanti anni di lezione. neanche alle 8 del venerdì alle lezioni di neurofisiologia psichiatrica che cascavano sistematicamente dopo la serata ai Murazzi.
Certo, dicevi di avere sonno, credevi di avere sonno, ma il sonno vero, quello dei bambini piccoli non avevi manco il sentore che ci si potesse sopravvivere.
Arrivare a pizzicarsi la pelle delle braccia per tenere gli occhi aperti.
In tutto questo intorno a te c'è vita.
Un tripudio di whazzup, sms, mipiace, mail, posta, foto, ipad, ipod, iphone, tutta roba che vibra, suona, allerta, allarma. Muovo il testone giurassico intorno a me, cercando di capire come cacchio fanno a seguire la lezione, e tutto il resto allo stesso tempo, con solo due mani e un paio d'occhi.
Misteri dei trentenni.
Però una cosa ve la voglio dire: tornare a studiare è una figata.
Ventanni di meno, da quando ho ripreso. Ventanni di meno però li hai ancora tutti, è misterioso come possa accadere.
Insomma: altro che botox, china la testa sui libri, vedrai come van via le rughe ;)))
16 anni, santa cleopatra, 16 anni sono tanti.
Non ci sono manco più le lavagne, per dire.
Mi guardo intorno, ho almeno 10 anni più degli altri. Una vita. In alcuni casi anche un marito, più degli altri, E due figli,
E una casa e un mutuo e la spesa da fare e le bollette e un nano con la febbre e la roba in lavanderia e la cena e pochissimo tempo.
Perchè io - ho - pochissimo - tempo.
Non certo giorni, nemmeno ore. Siamo sull'ordine dei minuti. E guardo le ragazze accanto a me, sembra abbiano l'eternità davanti, un'eternita infinita fatta di serate e pomeriggi e notti tutte intere e cene e aperitivi e week end.
Io ero così, tutti eravamo così, il tempo era largo, largo e luuuuuuunghissimo, studiare richiedeva ore, giorni, mesi, un appello dopo l'altro, sottolineare, rileggere, ripassare, ripetere. Saltavi un appello, andavi a quello dopo. Tu, solo, nel tuo tempo e nel tuo studio.
16 lunghissimi anni dopo sei ridotto ai minuti, pochissimi, strettissimi minuti che non sono manco tuoi, sono rubati, presi in prestito ai bambini alla cena al sonno a te stesso. Ma te stesso non esisti più già da un po', a ben vedere, perciò quei minuti decisamente tuoi non sono.
E quanto vuoi studiare in minuti? Perciò la strategia è una sola: stare attenta a lezione. Attentissima, direi, spasmodicamente concentrata e pietrificata davanti al prof con l'unico intento di inculcare tutto e subito in quel manipolo di coraggiosi neuroni sopravvissuti all''ultima decade.
Perciò scegli il primo banco, quello che hai schifato per tutta la carriera scolastica. Tu VUOI quel banco non solo per aderire al prof come la pellicola dello smartphone ma anche, tristemente, per non crollare addormentata. Diciamolo: un sonno così non l'avevi mai avuto in tanti anni di lezione. neanche alle 8 del venerdì alle lezioni di neurofisiologia psichiatrica che cascavano sistematicamente dopo la serata ai Murazzi.
Certo, dicevi di avere sonno, credevi di avere sonno, ma il sonno vero, quello dei bambini piccoli non avevi manco il sentore che ci si potesse sopravvivere.
Arrivare a pizzicarsi la pelle delle braccia per tenere gli occhi aperti.
In tutto questo intorno a te c'è vita.
Un tripudio di whazzup, sms, mipiace, mail, posta, foto, ipad, ipod, iphone, tutta roba che vibra, suona, allerta, allarma. Muovo il testone giurassico intorno a me, cercando di capire come cacchio fanno a seguire la lezione, e tutto il resto allo stesso tempo, con solo due mani e un paio d'occhi.
Misteri dei trentenni.
Però una cosa ve la voglio dire: tornare a studiare è una figata.
Ventanni di meno, da quando ho ripreso. Ventanni di meno però li hai ancora tutti, è misterioso come possa accadere.
Insomma: altro che botox, china la testa sui libri, vedrai come van via le rughe ;)))
lunedì 24 giugno 2013
1...2...3...RUBA!!!
Oggi pomeriggio, ore 16:00, vado a prendere i bambini alla materna, come al solito:
- Ehm, senti, volevo dirti una cosa - mi fa cenno una delle maestre
- Dimmi che succede? Il Ciccionetto ha fatto cacca? Il Topolo ha fatto un bel disegno?
- No, ecco, veramente volevo drti che non faremo il centro estivo...
- Eh??? Non farete cosa???
- Non faremo il centro estivo!
- Non farete il centro estivo? Cioè chiudete fra 3 giorni? Cioè vi rivedo a settembre? Cioè tu di lunedì mi dici che le prossime 2 settimane sarete chiusi e non mi tenete i bambiniiiii????????
- No
- E come mai, di grazia?
- Eh. Non abbiamo raggiunto il quorum
- Perchè c'era un quorum.
- Sì, c'era un quorum e ci mancano 3 bambini
- Ma l'anno scorso non c'era bisogno di un quorum
- L'anno scorso era l'anno scorso, sono successe delle cose, mi dispiace tanto, davvero.
Sono successe delle cose.
Come si fa quando succedono delle cose e tu non sai una mazza delle cose che sono successe perchè tu, che vieni dalla città, dopotutto sei ancora un'estranea e nessuno ti racconta mai una fava?!
Bisogna andare in piazza, penso, devo andarci ora e capire cosa caspita è successo in paese e cosa c'è sotto 'sta storia del centro estivo.
In piazza ci sono il bar, la farmacia, l'alimentari: praticamente è come fare l'accesso a un gossip network di 40 mq.
Mi siedo sulla panchina alla fermata della corriera e, mentre i bimbi giocano con dei sassetti, semplicemente stando ferma, vengo a sapere che:
- è cambiata la giunta un mese fa;
- la nuova giunta ha iniziato a spulciare i conti e le carte della vecchia giunta scoprendo un buco assurdo di debiti, conti in rosso e appalti truccati;
- la vecchia giunta e la nuova giunta non si parlano;
- a quelli della pro loco, composta di persona fidate della vecchia giunta, stanno sulle palle quelli della nuova giunta e quindi boicottano tutte le iniziative turistiche della nuova giunta estrappando i manifesti e non dando informazioni ai turisti.
E non è finita.
Pare che la parrocchia si sia imbertata dei soldi. Forse anche il don, si è imbertato dei soldi. Forse anche la parrocchia era d'accordo con la vecchia giunta. Forse si sono tutti imbertati dei gran soldi che appartenevano alla scuola e questo spiegherebbe le condizioni penose in cui versa la materna. Mi viene detto che il nuovo sindaco preferisce vederci chiaro in questo troiaio e, per garantire l'apertura della scuola a settembre, passerà l'estate a spulciare i conti degli ultimi 5 anni. Il centro estivo salta, perchè attualmente non ci sono soldi.
Insomma: la solita fogna politica che regna in Italia, però rimpicciolita alle dimensioni di uno sputo di paesino che conta 706 abitanti.
Uguale uguale uguale. Che razza di Paese disperato, che siamo.
Che tristezza, che gran tristezza.
- Ehm, senti, volevo dirti una cosa - mi fa cenno una delle maestre
- Dimmi che succede? Il Ciccionetto ha fatto cacca? Il Topolo ha fatto un bel disegno?
- No, ecco, veramente volevo drti che non faremo il centro estivo...
- Eh??? Non farete cosa???
- Non faremo il centro estivo!
- Non farete il centro estivo? Cioè chiudete fra 3 giorni? Cioè vi rivedo a settembre? Cioè tu di lunedì mi dici che le prossime 2 settimane sarete chiusi e non mi tenete i bambiniiiii????????
- No
- E come mai, di grazia?
- Eh. Non abbiamo raggiunto il quorum
- Perchè c'era un quorum.
- Sì, c'era un quorum e ci mancano 3 bambini
- Ma l'anno scorso non c'era bisogno di un quorum
- L'anno scorso era l'anno scorso, sono successe delle cose, mi dispiace tanto, davvero.
Sono successe delle cose.
Come si fa quando succedono delle cose e tu non sai una mazza delle cose che sono successe perchè tu, che vieni dalla città, dopotutto sei ancora un'estranea e nessuno ti racconta mai una fava?!
Bisogna andare in piazza, penso, devo andarci ora e capire cosa caspita è successo in paese e cosa c'è sotto 'sta storia del centro estivo.
In piazza ci sono il bar, la farmacia, l'alimentari: praticamente è come fare l'accesso a un gossip network di 40 mq.
Mi siedo sulla panchina alla fermata della corriera e, mentre i bimbi giocano con dei sassetti, semplicemente stando ferma, vengo a sapere che:
- è cambiata la giunta un mese fa;
- la nuova giunta ha iniziato a spulciare i conti e le carte della vecchia giunta scoprendo un buco assurdo di debiti, conti in rosso e appalti truccati;
- la vecchia giunta e la nuova giunta non si parlano;
- a quelli della pro loco, composta di persona fidate della vecchia giunta, stanno sulle palle quelli della nuova giunta e quindi boicottano tutte le iniziative turistiche della nuova giunta estrappando i manifesti e non dando informazioni ai turisti.
E non è finita.
Pare che la parrocchia si sia imbertata dei soldi. Forse anche il don, si è imbertato dei soldi. Forse anche la parrocchia era d'accordo con la vecchia giunta. Forse si sono tutti imbertati dei gran soldi che appartenevano alla scuola e questo spiegherebbe le condizioni penose in cui versa la materna. Mi viene detto che il nuovo sindaco preferisce vederci chiaro in questo troiaio e, per garantire l'apertura della scuola a settembre, passerà l'estate a spulciare i conti degli ultimi 5 anni. Il centro estivo salta, perchè attualmente non ci sono soldi.
Insomma: la solita fogna politica che regna in Italia, però rimpicciolita alle dimensioni di uno sputo di paesino che conta 706 abitanti.
Uguale uguale uguale. Che razza di Paese disperato, che siamo.
Che tristezza, che gran tristezza.
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